mercoledì 8 aprile 2009
Tutti a casa, niente compiti e niente interrogazioni; ma questa volta senza gioia. Gli studenti della gran parte delle scuole abruzzesi in questi giorni non andranno in classe: come vivranno le giornate dopo il terremoto? Come sapranno reagire a questa grande tragedia che li circonda?
A sentire Antonella Sanvitale, professoressa di Pescara che insegna diritto in un Istituto tecnico commerciale, gli studenti sono presenti, forti e desiderosi di dare loro anche piccolo contributo per ricostruire. E sanno bene a chi chiedere e dove andare.
Professoressa, qual è la situazione nelle vostre scuole?
Tutte le scuole, anche qui a Pescara, sono chiuse. Ora dovranno fare molti accertamenti, perché ci sono molti istituti danneggiati. Solo dopo Pasqua sapremo quando sarà possibile rientrare in classe e riprendere la normale attività
Avete contattato le scuole e i colleghi che lavorano all’Aquila?
Sì, ho chiamato alcuni insegnanti dell’Aquila, molti colleghi con cui ho fatto l’esame di stato in questi anni. Molti di loro si trovano qui a Pescara, dove sono stati accolti nelle strutture alberghiere della città. Importante ricordare che tutti gli alberghi hanno dato la disponibilità, anche gli alberghi migliori del centro. Ho potuto raggiungere alcuni di loro, portando vestiti e altre cose di cui avessero bisogno.
Con i suoi colleghi della scuola come state affrontando la situazione?
Nella mia scuola alcuni mesi fa avevamo affrontato, con i colleghi e molti studenti, un percorso di approfondimento sul bullismo, all’interno del quale avevamo trattato il tema e il significato della gratuità. Per capire questo avevamo incontrato e conosciuto alcune realtà che facessero vedere in atto questa gratuità, e tra queste il Banco Alimentare. Ebbene, memori di questo lavoro, ben sette miei colleghi mi hanno chiamato e mi hanno chiesto come possono dare una mano.
E gli studenti?
Gli studenti sono stati veramente straordinari. Naturalmente in questi giorni non ci vediamo, e sono stati proprio loro a chiamarmi, dicendo: “professoressa, visto che non andiamo a scuola, cosa possiamo fare per dare una mano?” Sia i ragazzi che i colleghi mi hanno detto che volevano rendersi utili sostenendo l’iniziativa del Banco Alimentare per il terremoto. Si ricordavano di quello che avevano visto, e hanno detto: mi fido di quella realtà, so che opera bene e quindi voglio mettermi a disposizione.
Che cosa le lascia un’esperienza come questa?
È un episodio che parla di una stima in atto, di un profondo rapporto con gli alunni della mia scuola, che si sente soprattutto in questo momento in cui c’è dolore negli occhi. Non dimentichiamo che l’Abruzzo è piccolo e ci conosciamo un po’ tutti, per cui ci sono amici, figli di amici che studiano a l’Aquila e che si trovano al centro del disastro. Per fortuna non ci sono morti tra i nostri conoscenti più stretti. Comunque la cosa grande che rimane è il fatto che, dentro il dolore, si è aperto lo sguardo di chi sa dove guardare, quali sono i punti reali a cui affidarsi per guardare con speranza al futuro. Non hanno dato una disponibilità generica, hanno detto: “abbiamo conosciuto il Banco, sappiamo che ci possiamo fidare e vogliamo dare una mano”. È una cosa che mi ha veramente colpito, e di cui vorrò parlare quando torniamo a scuola. Per il momento quello che farò è coinvolgerli appena possibile con l’iniziativa della raccolta fondi del Banco.
Bellissimo anche il nostro volantino. Mi ha rilanciato nello studio...Ciò che è successo a Eluana mi ha riaperto una ferita che avevo cicatrizzato: chi mi salva da qst non senso? Da questa fatica? Tu lo stai vivendo qst legame che vince? E ora tutto per me è tornato ad essere occasione di verifica.
Già solo per questo, la morte di Eluana non è stata una sconfitta, ma una Sua vittoria. Per grazia, nn sono SOLA, non siamo SOLI. Per Grazia, c'è chi mi testimonia che una speranza certa c'è.
-BILLA-
Coraggio continuiamo ad aderire all'appello a Napolitano per salvare Eluana. Eluana è purtroppo entrata in agonia, ma non poniamo limiti alla Provvidenza, e continuiamo a pregare per lei. A volte i miracoli accadono!
ps Beppino: abbi il coraggio di guardare in faccia cosa sta accadendo a tua figlia, le labbra sono sempre più secche, iniziano i primi spasmi...
Ti prego, Beppino, o almeno lei, Caro Presidente, ritornate sui vostri passi...Lo dico per voi, altrimenti avrete sulla coscienza un terribile fardello da portare per il resto dei vostri giorni...
Billa
ps Silvio: hai guadagnato con un'azione mille punti paradiso!!!Ciò che hai fatto già è straodinario, segno che Qualcuno da lassù sta facendo di tutto perchè Eluana viva!
lunedì 1 dicembre 2008
I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l’impatto e l’importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.
Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutte i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l’autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.
Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.
E poiché l’importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l’ultimo “sabato di novembre” è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.
L’atto di carità vale quasi un piccolo “peccato di disobbedienza civile”, perché malgrado le avverse condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle. Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell’altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.
Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.
Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in atto per tutto l’anno, sono da “premio Nobel”, come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.
Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell’uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.
Non è solo questo l’aspetto prevalente che si coglie nell’attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C’è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.
C'erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell’immagazzinamento. Ecco come si può dare “qualcosa in più”. Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.
Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c’è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.
Ma per cogliere lo spirito dell’iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della cintura milanese e vedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.
Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch’io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di “contagio” benefico, come se l’esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all’aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l’autore del dono.
Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo “spettacolo della carità”. Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.
Se in tutti i mesi dell’anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.
Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.
O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".
«Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli.
A proposito dell'amicizia, mi è arrivata un'e-mail davvero bella... Vi riporto la frase di Lewis che mi ha particolarmente colpito!
Buona Lettura
"Nel caso dell'amicizia, poiché siamo liberi, pensiamo di aver scelto autonomamente i nostri pari. In realtà, qualche anno di differenza nelle date di nascita, qualche chilometro di distanza tra due case, la scelta di un'università piuttosto che un'altra, la destinazione a un reggimento invece che a un altro, il caso che ci ha fatto parlare di un argomento, la prima volta che ci siamo incontrati, invece di tacere – una qualsiasi circostanza di queste avrebbe potuto farci restare separati.
Ma per un cristiano, non si può parlare, a rigor di termine, di fatalità. Un segreto maestro delle cerimonie ha lavorato per noi.
Cristo, che disse ai suoi discepoli: "Non siete voi che avete scelto me, ma io che ho scelto voi", può veramente dire a ogni gruppo di amici cristiani: " Non siete voi che vi siete scelti, ma sono Io che ho scelto voi, gli uni per gli altri."
L'amicizia non è la ricompensa per il discernimento e il buon gusto che abbiamo dimostratodi possedere trovandoci vicendevolmente. Essa è lo strumento attraverso il quale Dio rivela a ciascuno le bellezze degli altri, che non sono certamente superiori alle bellezze di un altro migliaio di persone; con l'amicizia Dio ci apre gli occhi su di loro".
Oggi, in Francia, ci sarà la cerimonia di Beatificazione di Luis e Zélie Martin, gli "incomparabili genitori"della piccola Santa Teresa del Bambino Gesù, Patrona delle Missioni e Dottore della Chiesa. Si è chiusa infatti ormai la fase diocesana del processo, con il riconoscimento da parte del cardinale Dionigi Tettamanzi del miracolo attribuito alla loro intercessione - la guarigione nel 2002 di Pietro, un bambino di Monza affetto da una gravissima malformazione ai polmoni - nel luglio scorso, in coincidenza con il 150.mo di matrimonio della coppia. I Martin sono i primi coniugi a diventare beati nella storia della Chiesa, dopo aver avuto una figlia Santa. Il rito, nella Basilica di Lisieux, sarà presieduto dal vescovo della diocesi, Pierre Pican, mentre la formula di beatificazione la pronuncerà il prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale José Saraiva Martins. Lo stesso porporato ha celebrato ieri sera la Messa della vigilia nella cattedrale di Alençon, in Normandia, luogo dove nacquero, vissero e si sposarono i nuovi Beati. Vi lascio con un articolo davvero interessante che racconta della straordinaria vicenda di Pietro, e lo faccio perchè in un momento come questo, tra crisi finanziaria, tentativi di eutanasia, persecuzioni cristiane sempre più feroci in India, si fatica a distinguere ciò che è buono e bello, e si rischia di lasciarci soffocare dalle preoccupazioni e dalle ansie del mondo...
Lo faccio, dunque, perchè noi abbiamo bisogno di miracoli, ovvero di lasciarci stravolgere da fatti più grandi di noi, che ci colpiscano per la loro straordinarietà ordinaria, affinchè noi, posti di fronte a prove di tanto Infinito Amore, possiamo riacquistare la speranza e la certezza di un Bene che c'è.
E perchè avvengano miracoli, o meglio perchè possiamo vivere anche noi come la famiglia di Pietro, la nostra vita come continuo accadere di miracoli, abbiamo altrettanto bisogno di testimoni, ovvero di uomini come noi che prima di noi hanno vissuto le nostre stesse tragedie e dolori, ma che le hanno vissute da protagonisti, senza lasciarsi determinare o soccombere da esse. Ponendosi nelle mani in un Altro, hanno saputo trarre del Bene anche nelle difficoltà della loro vita.
Si fa fatica a capire come sia possibile una posizione come la loro, io per prima ha volte non riesco a comprendere e ad avere uno sguardo così, una Fede così. Ma più ne ascolto le esperienze, più mi rendo conto che io desidero per me il loro stesso sguardo, voglio vivere come che han vissuto loro, voglio essere anch'io Beata già in questa vita.
E se il metodo è l'ubbidienza al disegno di un Altro, accompagnata e guidata da questi Uomini Vivi, dirò anch'io umilmente il mio sì.
Billa
...E LOTTA PER VIVERE...
Riporto il commento di Assuntina Morresi su ciò che è accaduto di recente a Eluana Englaro. Lo trascrivo perchè il pensiero di Assuntina mi rispecchia completamente: com'è possibile che su alcuni giornali ma soprattutto che il padre di Eluana parli di un viso che impallidisce? Lei, sempre giudicata come un "vegetale", una "non vita"? Com'è possibile che una non-vita rischi di morire?...
Ciò che mi stupisce è che la realtà parla sempre da sola. Che nulla può l'uomo contro i fatti. E chi nega la realtà, si contraddice, nega se stesso... Per arrivare a un non-senso disumano e terribile.
Grazie a Dio, e solo a Lui, Eluana è "migliorata", sta lottando per vivere, a dispetto di tutti quelli che la volevano già morta da tempo. A lei vanno le mie preghiere, vorrei andarla a trovare se solo si potesse. Ma pregherò anche per suo padre, perchè capisca si renda conto dell'inutilità della sua battaglia contro la vita.
Forse quel che è successo l'altro ieri è stato un avvertimento dal Cielo, che ha voluto ricordare al padre di Eluana ciò che la stessa realtà detta ogni giorno: "Guarda che non sei tu l'Artefice del tuo destino nè di quello di tua figlia, ma sono Io, solo Io!!!"
Con quanta decisa tenerezza ogni giorno stravolge la nostra vita!
Ancora una volta concludo con Montale: "l'imprevisto è la sola speranza!"
Coraggio Eluana!
Newsletter di stranau
(...) Non si può non commentare quanto sta succedendo a Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo da sedici anni, al centro di una battaglia giudiziaria che ha fatto da spartiacque nella giurisprudenza italiana, tanto da determinare la necessità di una legge sul fine vita - e su questo potete documentarvi in dettaglio su salutefemminile.it.
Eluana Englaro, che in sedici anni non ha mai avuto neanche un raffreddore, che respira da sola, che non fa nessuna terapia ma si nutre con un sondino, ieri ha avuto un'emorragia interna improvvisa e abbondante, che l'avrebbe potuta portare in poco tempo alla morte se non si fosse arrestata, all'improvviso, così come era cominciata, senza nessun intervento esterno.
Adesso le sue condizioni sono stazionarie, gravi, ma potrebbe ancora riprendersi se l'emorragia non ricomincia.
Il modo con cui i giornali hanno raccontato la faccenda, e le dichiarazioni rilasciate hanno dell'incredibile. Per esempio Carlo Alberto Defanti, il neurologo di Eluana, da sempre favorevole a staccarle il sondino: "Per il momento non è più a rischio di vita immediato. L'importante è che l'emorragia non ricominci". Ma come, all'improvviso parliamo di "rischio di vita"? Non avete detto fino a cinque minuti fa che era un vegetale, una pressoché morta? E poi: perché adesso è diventato improvvisamente importante che l'emorragia non ricominci, per il medico che vuole farla morire di fame e di sete?
Sempre Defanti, in una intervista su Repubblica: "Da un certo punto di vista è un peccato che succeda adesso, perché per me si doveva andare fino in fondo". Certo, in effetti, un gran peccato, non c'è che dire, se Eluana muore per conto suo per una complicazione naturale, anziché di fame e di sete: qua, invece, siamo tutti di un pezzo, qua si tira dritto, si va fino in fondo, non sia mai che ci si fermi prima, che peccato, signora mia..e l'intervista continua "Ma sono anche sollevato, se Eluana arriverà alla fine dei suoi giorni adesso, si risparmieranno ulteriori polemiche e gli scontri furibondi che ci sarebbero sicuramente stati durante l'agonia, che sarebbe potuta durare almeno 15 giorni una volta tolto il sondino".
Risparmiamoci le polemiche, insomma, mica l'agonia: questa scocciatura di polemiche per un'agonia di almeno quindici giorni.perchè questo toccherà ad Eluana se l'interruzione della nutrizione verrà confermata definitivamente l'11 novembre prossimo dalla Cassazione (se per allora sarà ancora viva).
Certo che un qualche dubbio ci sorge, a leggere: forse che a qualcuno importa di più la battaglia di cui Eluana è diventata la bandiera, piuttosto che la vita di Eluana?
In effetti, sempre Defanti su Repubblica "Vorrei che questo avvenimento non scoraggiasse la lunga campagna che la famiglia Englaro ha combattuto in questi sedici lunghissimi anni. [.] una battaglia che è stata comunque vinta"
E anche il drammatico racconto di Beppino Englaro: "Mi hanno chiamato stamattina "Eluana sta male, devi venire". Sono corso, l'ho vista, non mi capacitavo che fosse in quello stato, ero disperato". Disperato come tutti i genitori, quando sta morendo un figlio. Ma, per l'appunto, di solito si muore da vivi. "ero disperato, era pallida con lo sguardo che vagava".. E continua il giornalista "Il volto di Eluana è chiaro e disteso. Englaro la osserva "sta meglio rispetto a come l'ho vista stamani". Ma non è solo apparenza. Alle 18 il destino torna a stupire. L'emorragia si è fermata [.] Si torna a sperare al secondo piano della Casa di cura. Suore in festa, il peggio si allontana. [.] Eluana potrebbe farcela. Il purosangue non è ancora caduto".
Ma come, non era un vegetale? E come fa un vegetale ad avere lo sguardo che vaga? Come fa ad impallidire, e poi a migliorare, un ortaggio? E perché adesso vi scappa pure di scrivere che il peggio si allontana, quando Eluana migliora? Forse che Eluana non è una pianta di insalata, ma una persona? Ma non l'avete descritta sempre come una non-viva? "questa vita, non-vita o non-morte", spiega il non-giornale Repubblica.
Come ha dichiarato oggi Eugenia Roccella "Mai come adesso si capisce che Eluana è viva".
Saranno i medici a decidere se curarla o meno, adesso, tocca a loro, in scienza e coscienza. Noi, per ora, continuiamo a dire che Eluana è viva, e che non spetta a noi stabilire quando e come deve morire.
Buona giornata
Assuntina Morresi
dal tema del Meeting per l'Amicizia tra i popoli, edizione 2008:
"Afferma don Luigi Giussani: “protagonisti non vuole dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni, ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l’eternità, unico e irripetibile”. Il vero protagonista è infatti l’uomo stupito che fa la scoperta commovente -che scaturisce sempre da un preciso incontro con la realtà- di avere un volto unico e irripetibile. Un uomo libero: libero perché, quasi per una sorta di paradosso, è consapevole di essere legato all’origine della vita stessa, a quel disegno misterioso da cui intuisce che ogni cosa dipende. Un uomo religioso: capace di rapportarsi con la realtà tutta e che, ammettendo la categoria della possibilità, è disponibile ad una possibile rivelazione. Un uomo irriducibile: che non può accontentarsi di nessuna riduzione ideologica, né biologica né storicistica. Un uomo che conosce perché ama: abbracciando le persone e le circostanze della vita, quelle felici e quelle dolorose, vuole giudicare tutto nella continua ricerca del significato ultimo per cui la realtà è fatta."
Ed eccomi qui, un altro anno, ancora in partenza per il Meeting. Ci lavoro ormai da 7 anni, e ci vado da quando ne avevo solo 6. Quand'ero piccola mi ricordo che giravo con tutti i miei amichetti e mi sembrava di trovarmi in un posto grandissimo in cui però mi sentivo subito a casa, immersa in una folla smisurata di persone di tutte le età e colori che camminavano ciascuno nella propria direzione, ma con un certo qualcosa di misterioso che le teneva legate insieme (allora non sapevo coscientemente cosa fosse), tanto che ovunque mi aggirassi in questo piccolo grande specchio di mondo avevo la sensazione di sentirmi come tra fratelli, o amici di lunga data, e così, coi miei, trascorrevo la settimana tra spettacoli, incontri e mostre di ogni tipo!
Insomma, come allora, ancora oggi quando vado al Meeting mi sento quotidianamente circondata da un amore particolarmente immenso, che mi viene incontro in mille modalità diverse (passando ora dalla folla straordinaria di uomini e donne, adulti, giovani e bambini; ora da quella mostra davvero appassionante, ora dallo spettacolo serale, ora dall' incontro politico e culturale...) ma, lo sto capendo sempre più nel tempo sebbene sia solo agli inizi, è più grande ancora e viene prima di tutte queste singole e belle circostanze!
E lavorare al Meeting è per me ogni anno più bello non perchè da ragazza della promozione che stressa tutti per un catologo Meeting o un biglietto della lotteria sono passata a giovane donnina che spiega le mostre sgolandosi fino all'ultimo giorno... Ma perchè ogni anno diventa sempre più chiaro il motivo per cui potrei rinunciare a tutte le vacanze, ma alla settimana di lavoro al meeting mai e poi mai!...I Perchè in una certa data, ed da allora ogni momento di più, per grazia, ho iniziato a riconoscere in un volto preciso, che ha nome Gesù, l'origine di tanta Bellezza, di tanta Pienezza di cuore. Ho iniziato a dare un nome a quel qualcosa di misterioso che legava insieme tutte quelle persone. E lavorare al meeting è ormai da quattro anno una privilegiata occasione per poterLo servire, con tutto il mio misero niente, servendo la Sua Chiesa (quel piccolo grande specchio di mondo) luogo in cui io L'ho incontrato e Lo incontro tuttora!
"Bello è l'offrir qual il fiorire al fiore" - scrive Rebora in una sua poesia - E com'è bello servire chi mi serve da sempre, tanto che servendo e dando tutto a quell'Amore il mio cuore trabocca di una gioia infinita...Cosa c'è di più bello di un Amore corrisposto?... "Intender non lo può chi non lo prova", direbbe il Poeta! Ma chi come me ha avuto la grazia di sperimentare una così grande letizia, vorrebbe solo che il Meeting durasse tutta la vita! ( E col Meeting, anche la caritativa).
Spiegare una mostra è poi particolarmente affascinante: a volte hai di fronte a te persone che quei fatti storici che tu racconti li han vissuti in prima persona -come mi è successo per Budapest 56- oppure che per interessi personali ne sanno un sacco più di te, e ti raccontano o la loro storia, o danno il loro giudizio, o ti chiariscono alcuni dubbi, così che ti trovi alla fine della settimana che la mezzoretta di guida che facevi il primo giorno è diventata un giro di un'oretta e più, e torni a casa ringraziando per tutto l'arricchimento che te ne è venuto, con il bagaglio pieno il quadruplo di quando eri partita.
E ogni volta hai stampata nel cuore l'impressione di aver fatto tutto il tempo a ricevere, più che a donare!
Parlando di quest'anno, il titolo "protagonisti o nessuno" sembra una sfida lanciata proprio a me. Cara Billa - mi sussurrava all'orecchio- tu vuoi essere protagonista?
E questa affermazione decisa, sentita per la prima volta un anno fa all'edizione del Meeting
Insomma, più che in altri anni sento mio questo Meeting, e perciò sento la responsabilità di lanciare a mia volta la sfida a voi, a voi la stessa domanda... Augurandomi di condividere con voi lo stesso desiderio che questa domanda suscita!
Se sarà così, è certo che prima o poi ci incontreremo nel cammino... ( e anche in Fiera, perchè no?)
un abbraccio
Billa
Vi lascio di seguito il link in cui potete trovare
il sito ufficiale, con la spiegazione del tema del meeting, il programma completo, le varie mostre presenti (andate alla mostra sulla torre di Babele!) e tanto altro!
GEORGIA: PRESSING SARKOZY-MERKEL PER RITIRO (ansa)
L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio (Italo Calvino, Le città Invisibili)
FONTE: Asianews
Papa: Aprire subito corridoi umanitari in Ossezia e nel resto della Georgia
Benedetto XVI chiede anche che siano salvaguardati i diritti delle minoranze dell’area. (...)
Castel Gandolfo (AsiaNews) – All’Angelus di oggi, dal cortile di Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha chiesto che “senza ulteriori indugi” vengano aperti “corridoi umanitari tra la regione dell’Ossezia meridionale e il resto della Georgia, in modo che i morti ancora abbandonati possano ricevere degna sepoltura, i feriti siano adeguatamente curati e venga consentito a chi lo desidera di ricongiungersi con i suoi cari”.
Il papa segue “con attenzione e preoccupazione la situazione in Georgia”, dove dal 7 agosto vi sono stati scontri fra le truppe georgiane e l’esercito e gli aerei russi, che hanno provocato la morte di migliaia di persone e la fuga di oltre 100 mila sfollati. Benedetto XVI si è detto vicino alle vittime del conflitto e ha aggiunto: “Mentre elevo una speciale preghiera di suffragio per i defunti ed esprimo sincere condoglianze a quanti sono in lutto, faccio appello affinché siano alleviati con generosità i gravi disagi dei profughi, soprattutto delle donne e dei bambini, che mancano perfino del necessario per sopravvivere”.
Oltre all’apertura di corridoi umanitari, il pontefice – con un occhio alle popolazioni dell’Ossezia e dell’Abkazia - chiede anche che “si garantiscano … alle minoranze etniche coinvolte nel conflitto l’incolumità e quei diritti fondamentali che non possono mai essere conculcati”: Infine, il papa auspica che “la tregua in atto, raggiunta grazie al contributo dell’Unione Europea, possa consolidarsi e trasformarsi in pace stabile, mentre invito la Comunità internazionale a continuare ad offrire il suo sostegno per il raggiungimento di una soluzione duratura, attraverso il dialogo e la buona volontà comune”. (continua...)
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Ripeto: diamo spazio a questa speranza, a chi prende a cuore il nostro niente con una misericordia divina! Una voce c'è, si fa sentire... Cosa aspettiamo a seguirla?
-Billa-