
Principio d'estate
Dolore dove sei? Qui non ti vedo;
ogni apparenza t'è contraria.Il sole
indora la città,brilla nel mare.
D'ogni sorta di veicoli alla riva
portano in giro qualcosa o qualcuno.
Tutto si muove lietamente,come
tutto fosse di esistere felice.
U.Saba
Bisogna ammettere che di fronte al sole splendente già di prima mattina, alle montagne fiorite e ai colori del mare, alle piscine sovraffollate delle bollenti città, alle improvvise tempeste, ai vestitini estivi, alle tanto agognate vacanze conclusi gli ultimi esami, al gelato con gli amici, alle fresche e gaie serate e alle notti cariche di stelle...
Di fronte a tutto questo e a tanto altro ancora che l'estate ci offre...E' più semplice avere il cuore pieno e grato...
O forse mi sbaglio?
Che meraviglia!
Billa
Cullata dal tepore del sole
sigaretta alla bocca
chiudo gli occhi.
Mi carezza in volto
il respiro leggero del cielo.
L'azzurro mi avvolge,
tutto intorno, pace
(da tempo ti attendevo...).
Riapro gli occhi
e mi riscopro
rondine danzante.
Anch'io, gioiosa
inebriata di primavera
Grazie...
JBC Eyre

“La poesia è uno scoprire e stabilire convenienze e richiami e concordanze tra il Cielo e la terra e in noi e tra noi...La poesia intesa in modo totale, ossia cattolico, è la bellezza che rende palese, come arcano riverbero, la Bontà infinita che ha sì gran braccia...”
buona notte!
Billa
Ho ben poco da scrivere come commento a questa poesia-preghiera di Fallacara. Semplicemente il suo grido è identico al mio....
Grido (da Illuminazioni)
Ma se tutti i colori aperti e pieni
d'un calice non fanno di luce onda!
Tenebra v' incorona, astri sereni,
e la notte del sole in ombra abbonda!
O parola, parola, tu che tieni
ogni cuore se dentro sovrabbonda,
fa che, quando al mio labbro accesa vieni,
il silenzio non abbia ove s'asconda.
Cantami il canto delle vette chiare,
vasto, sui venti più ripidi d'ale,
rombo di terra che in cielo si svita,
senza mai appagarti ad ascoltare
l'urlo che in carne opaca più prevale,
per far del nulla ardenza di salita.
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"o parola (... )fa che il silenzio non abbia ove s'asconda. Cantami..." Il grido di Fallacara è davvero il mio! Anch'io chiedo a quella Parola di essermi maestra di bellezza sublime (Cantami il canto delle vette chiare...dei rombi di terra che si svitano in cielo), ed eterna e mai paga ascoltatrice (pare l'urlo sottaciuto di Leopardi alla luna, nel Cantico di un Pastore errante dell'Asia...) del grido che nella carne-cuore pur opacizzato dal mondo, prevale.
Ed anch'io chiedo, come il poeta, a quella Parola (o Verbo) di rendere quel nulla che stride nella carne, un' "ardenza di salita", di trapassare cioè quel nulla perchè proprio attraverso di lui passi la salvezza!
...Mi verrebbe da avvicinare Fallacara, anche se so' che è presto per farlo, perchè miseri sono i miei strumenti, al solito Rebora...Affini sia nello stile che nei temi.
...Non vado oltre, o almeno non prima di aver approfondito questi miei spunti di riflessione.
Solo vorrei concludere con ciò che Clemente afferma sulla sua conversione, perchè mi pare vicino alla posizione di Fallacara. Clemente verseggia: "A verità condusse poesia".
... Non potrebbe valere lo stesso anche per il nostro Luigi? E così per tutti quei poeti, davvero tali, convertiti? (Ungaretti ad esempio)...
Ora devo scappare, ma tornerò sull'argomento, promesso!
Un abbraccio
-Billa-
Luigi Fallacara (1890-1963)
Breve Biografia del Poeta:
Laureato in Lettere a Firenze, collabora con la rivista "Lacerba" e con il "Frontespizio". Insegnante ad Assisi negli anni 1920-1925, rimane affascinato dalla figura di San Francesco, tanto da entrare nel 1921 nel terz'ordine. Successivo all'incontro con il francescanesimo, incomincia la traduzione delle confessioni di una mistica francescana del 1200: Angela da Foligno. L'incontro con l'Assisiate prima e Angela poi portano a compimento la sua crisi spirituale risolvendola in una rinnovata fede in Cristo e nella Chiesa. Il francescanesimo di Fallacara proseguirà anche dopo il ritorno a Firenze, e sarà fonte primaria per la nascita delle successive opere, quali Illuminazioni e I firmamenti terrestri ...
...per maggiori informazioni su questo poeta...clicca qui
Atto d'Amore, di Ada Negri
Non seppi dirti quant'io t'amo, Dio
nel quale credo, Dio che sei la vita
vivente, e quella già vissuta e quella
ch'è da viver più oltre: oltre i confini
dei mondi, e dove non esiste il tempo.
Non seppi; - ma a Te nulla occulto resta
di ciò che tace nel profondo. Ogni atto
di vita, in me, fu amore. Ed io credetti
fosse per l'uomo, o l'opera, o la patria
terrena, o i nati dal mio saldo ceppo,
o i fior, le piante, i frutti che dal sole
hanno sostanza, nutrimento e luce;
ma fu amore di Te, che in ogni cosa
e creatura sei presente. Ed ora
che ad uno ad uno caddero al mio fianco
i compagni di strada, e più sommesse
si fan le voci della terra, il tuo
Volto rifulge di splendor più forte
e la tua voce è cantico di gloria.
Or - Dio che sempre amai - t'amo sapendo
d'amarti; e l'ineffabile certezza
che tutto fu giustizia, anche il dolore,
tutto fu bene, anche il mio male, tutto
per me Tu fosti e sei, mi fa tremante
d'una gioia più grande della morte.
Resta con me, poiché la sera scende
sulla mia casa, con misericordia
d'ombre e di stelle. Ch'io ti porga, al desco
umile, il poco pane e l'acqua pura
della mia povertà. Resta Tu solo
accanto a me tua serva; e nel silenzio
degli esseri, il mio cuore oda Te solo.-------------------------------------
...Di fronte a testimoni così c'è poco da aggiungere... Sono messi lì per noi, e ci provocano con la loro stessa vita, e ci suscitano mille domande... "tu che cosa vuoi? Una cosa così la vorresti anche per te? Vuoi o non vuoi essere felice?".
E' una sfida lanciata... Sì può (veramente) vivere così? Ora capisco che voleva dire il Giuss...
Io accetto la sfida, senza dire questa volta: "non sono capace", o "da domani cambio"...Ma semplicemente: "eccomi, fai Tu!Vieni Signore Gesù!"
Grazie a tutti i miei testimoni, passati e presenti! E grazie a Chi me li ha donati!
billa
...A tutti gli appassionati Reboriani...
... Una novità in libreria!
dal sito di interlinea:
Clemente Rebora Frammenti lirici
Edizione commentata
a cura di Gianni Mussini e Matteo Giancotti con la collaborazione di Matteo Munaretto
pp. 854, € 36, isbn 978-88-8212-610-0
Per la prima volta un’opera poetica del Novecento è spiegata con un commento tanto esteso, tra lingua stile e filologia, nella convinzione che sia l’«amore della parola» a far parlare il testo in tutte le sue implicazioni, rendendo conto anche dei passaggi più ardui e svelandone i più nascosti tesori. I Frammenti lirici di Clemente Rebora (secondo Contini una delle «personalità importanti dell’espressionismo europeo»), usciti nel 1913 in pieno clima vociano, sono la grande avventura di un giovane che vuole misurarsi con il mondo degli affetti, delle idee, delle parole, dei suoni, e tutto fondere a tentare una verità percepibile ma non sempre rivelabile. Come scrive nel primo frammento: «Qui nasce, qui muore il mio canto: / E parrà forse vano / Accordo solitario; / Ma tu che ascolti, rècalo / Al tuo bene e al tuo male: / E non ti sarà oscuro».
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Vi rimando al sito per ulteriori informazioni...
Da lì ho scoperto questa importante new per gli appassionati reboriani come me...Tra l'altro ho ascoltato in un convegno a Milano Gianni Mussini: mi ha davvero impressionato per l'amore con cui ha trattato il poeta, oltre che per la preparazione eccellente!
Mussini,inoltre, insieme a Scheiwiller, ha anche curato l'edizione Tutte le Poesie di Rebora dell'Einaudi...Essenziale strumento per i lettori di Clemente, che possono ivi trovarvi davvero gli inediti più inediti (anche se le pubblicazioni di interlinea non smettono mai di stupire...)
Inoltre è il primo commento accurato che viene fatto dei Frammenti Lirici, poesie di una complessità rara... E' dunque un libro davvero imperdibile!
Scusate la fretta, ma data l'ora meglio andare!
...un abbraccio... E buona lettura!
Billa
E dovremo dunque negarti, Dio
dei tumori, Dio del fiore vivo,
e cominciare con un no all'oscura
pietra «io sono», e consentire alla morte
e su ogni tomba scrivere la sola
nostra certezza: «thànatos athànatos»?
Senza un nome che ricordi i sogni
le lacrime i furori di quest'uomo
sconfitto da domande ancora aperte?
Il nostro dialogo muta; diventa
ora possibile l'assurdo. Là
oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
vigila la potenza delle foglie,
vero è il fiume che preme sulle rive.
La vita non è sogno. Vero l'uomo

e il suo pianto geloso del silenzio.
Dio del silenzio, apri la solitudine.
Salvatore Quasimodo
Link utili:
per altre sue poesie;
per la sua biografia;
Ungaretti scriveva: "la poesia è testimonianza di Iddio anche quando è bestemmia". Non raggiunge il vertice della bestemmia, ma questa poesia testimonia, nel dramma, la necessità dell'esistenza di un Qualcuno, lì a rispondere all'infinita domanda del nostro cuore. Quasimodo arriva fino all'imperativo finale,dove non c'è più spazio per la speranza... Ma solo ad una categorica implorazione di certezza.
Gli ultimi versi si scagliano violenti, e la richiesta si fa tanto potente da non lasciare alcun dubbio sulla doverosa e necessaria presenza dell'Interlocutore.... Come si può negare un qualcosa di cui senti il bisogno? Come si può estirparla dal cuore, questa sete inestinguibile? Come si può negare l'innegabile senza negare se stessi? Piuttosto si è costretti ad ammettere l'assurdo!!! (George Gray di E. Lee Master docet)
Ricorda molto il "Verrà forse già viene il suo bisbiglio" che conclude il Dall'Immagine tesa di Rebora.
E ciò che scriveva Sant' Anselmo D'Aosta, descrive perfettamente, a mio avviso, il vertice estremo che inconsciamente tocca la poesia. Si tratta di una preghiera che si conclude così: "Fai Tu, o Cristo, quello che il mio cuore non può. Tu che mi fai chiedere, concedi".
Caro Quasimodo e cari tutti... E' Lui stesso l'origine di tanta sete... e la fonte di acqua viva...
Notte
Billa
eNigMa
"Morirei pur di non sopravvivere"

...ai posteri l'ardua risoluzione...
-Becoming Billa-
STELLE
da SENTIMENTO DEL TEMPO - da SOGNI E ACCORDI
Tornano in alto ad ardere le favole.
Cadranno colle foglie al primovento.
Ma venga un altro soffio,

Ritornerà scintillamento nuovo.
Giuseppe Ungaretti
Non posso che pregare così, certa di una Risposta già eternamente presente!grazie Dante!!!

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo nell’etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giusto, intra’ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar senz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.
Or questi, che da l’infima lacuna
de l’universo infin qui ha vedute
le vite spirituali ad una ad una,
supplica a te, per grazia, di virtute
tanto, che possa con li occhi levarsi
più alto verso l’ultima salute» (San Bernardo, Paradiso XXXIII, vv. 1-27)
In pochi versi eccovi descritto cos'ha suscitato in me la semplicità di una serata trascorsa tra ex compagni di scuola...
Un altro indizio che svela la verità eterna della poesia...
Grazie a chi è "più me di me"...
Vi lascio a Clemente...
-Becoming Billa-
XIII
O sciolta alla montagna
Lucente verità,
O beata dei bimbi
Sagace ingenuità,
O vogliosa amicizia
Che cresce, se più dà!
Quando si nutre il cuore
Un nulla è riso pieno,
Quando s'accende il cuore
Un nulla è ciel sereno:
Quando s'eleva il cuore
All'amoroso dono,
Non più s'inventan gli uomini, ma sono.
Clemente Rebora, Frammenti XIII
