Ed io che sono? Così meco ragiono.Questo sarà un blog vario ed eventuale. Racconterò di me a partire dalla mia vita: esperienze, fatti, incontri, avventure, ma soprattutto Pensieri Improvvisi.Scopo: un ulteriore strumento di ricerca di me.Non aspettatevi nulla dunque, ma attendetevi tutto..Bye
domenica, marzo 29, 2009
prima-verrà

Cullata dal tepore del sole

sigaretta alla bocca

chiudo gli occhi.

Mi carezza in volto

il respiro leggero del cielo.

L'azzurro mi avvolge,

tutto intorno, pace

(da tempo ti attendevo...).

Riapro gli occhi

e mi riscopro

rondine danzante.

Anch'io, gioiosa

inebriata di primavera

Grazie...

 

JBC Eyre

 prima verrà

 

 

 

 

Scritto da: billacorgan alle ore marzo 29, 2009 10:12 | link | commenti | categoria: natura, poesie, primavera, poems, miracoli, spe salvi, jbc eyre
domenica, febbraio 08, 2009
E siamo già in 70.000 per Eluana

Coraggio continuiamo ad aderire all'appello a Napolitano per salvare Eluana. Eluana è purtroppo entrata in agonia, ma non poniamo limiti alla Provvidenza, e continuiamo a pregare per lei. A volte i miracoli accadono!

ps Beppino: abbi il coraggio di guardare in faccia cosa sta accadendo a tua figlia, le labbra sono sempre più secche, iniziano i primi spasmi...

Ti prego, Beppino, o almeno lei, Caro Presidente, ritornate sui vostri passi...Lo dico per voi, altrimenti avrete sulla coscienza un terribile fardello da portare per il resto dei vostri giorni...

Billa

 

ps Silvio: hai guadagnato con un'azione mille punti paradiso!!!Ciò che hai fatto già è straodinario, segno che Qualcuno da lassù sta facendo di tutto perchè Eluana viva!

Scritto da: billacorgan alle ore febbraio 08, 2009 20:32 | link | commenti | categoria: notizie, diritti, fatti, stato, preghiere, testimoni, miracoli, riflessione, attualità, realtà, governo, carità, laicità, giudizi, fede e ragione, sì a vita, avvenireit, storia dei nostri tempi, tristezze nostrane, i cattolici di oggi, del male è il bene più forte, limprevisto è la sola speranza, uomini vivi, protagonisti o nessuno, eluana englaro una vita degna
lunedì, dicembre 01, 2008
La Colletta Alimentare: gli effetti del “contagio della caritàâ€-storie di protagonisti-

L'articolo che propongo oggi parla dei risultati della Colletta Alimentare, giornata di raccolta di prodotti alimentari in favore delle famiglie più disagiate, che si è svolta sabato scorso in gran parte dei supermercati d'Italia. Mi ha colpito perchè gli effetti prodotti da quel che viene chiamato qui "il contagio della carità" sono a dir poco impressionanti: egiziani e africani che  aiutano i volontari italiani e dedicano del loro tempo per il bene dei più poveri, dimostrando che a partire dalla condivisione di un bisogno comune, l'integrazione è possibile; volontari che affrontano pioggia e neve per raccogliere e suddividere i prodotti da ogni supermercato, stando in piedi anche tutta la notte. E poi tante storie di persone che testimoniano la bellezza e la gioia del dare. Anche stavolta la sfida lanciataci dagli organizzatori del Banco ha ottenuto un riscontro più che positivo, perchè la verità che ogni anno con più vigore si riafferma con la Colletta, è che più uno dona con gratuità più è realmente più felice lui, riceve lui il centuplo in risposta. Anch'io mi sono proprio lanciata con tutta me stessa nell'ora e mezza che vi ho dedicato, e devo ammettere che ne sono uscita piena e grata anche quest'anno (e anche con un credito di due Ave Maria promesse a una signora anziana).

Ora il mio desiderio è che davvero ogni giorno sia un giorno di Colletta, ovvero che il contagio della Carità e i suoi effetti non spariscano nel giro di poche ore, ma permangano nel cuore di ciascuno, nel mio per primo, il più a lungo possibile. E per farlo, grazie a Dio, non è necessario aspettare che trascorra un altro anno. Basta essere semplici nel donare sé stessi, ciascuno nella propria quotidianità, ciascuno obbedendo alle necessità che emergono giorno per giorno. So' che sembro semplicista nell'affermare che non è difficile vivere così, ma la giornata della Colletta è stato per me il riaccadere di un fatto possibile, e dunque che può avvenire non solo uno, ma tutti i giorni della mia vita.

Ora sappiamo che facendo così siamo più lieti, giusto? Dunque intuita la strada, il resto poco importa! Seguiamo, proprio con tutti i nostri limiti, questo nostro desiderio di felicità e pienezza: la risposta c'è, e come ci dimostrano i numeri di quest'anno, nel cammino non siamo affatto soli. Se inciampiamo, più di cento mani ci tenderanno la mano! E dunque: cosa temere ancora?

Un abbraccio e grazie a tutti quelli che han collaborato, e a quelli che mi han dato l'occasione di farlo.

Billa

Gianluigi Da Rold

lunedì 1 dicembre 2008

I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l’impatto e l’importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.

Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutte i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l’autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.

Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.

 E poiché l’importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l’ultimo “sabato di novembre” è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.

L’atto di carità vale quasi un piccolo “peccato di disobbedienza civile”, perché malgrado le avverse condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle. Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell’altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.

 Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.

 Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in atto per tutto l’anno, sono da “premio Nobel”, come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.

 Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell’uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.

Non è solo questo l’aspetto prevalente che si coglie nell’attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C’è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.

C'erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell’immagazzinamento. Ecco come si può dare “qualcosa in più”. Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.

 Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c’è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.

 Ma per cogliere lo spirito dell’iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della cintura milanese e vedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.

 Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch’io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di “contagio” benefico, come se l’esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all’aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l’autore del dono.

Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo “spettacolo della carità”. Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.

Se in tutti i mesi dell’anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.

Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.

O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".

 «Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli.

Scritto da: billacorgan alle ore dicembre 01, 2008 15:59 | link | commenti | categoria: eventi, mondo, diritti, fatti, miracoli, riflessione, attualità, realtà, eventi culturali, giudizi, pensieri improvvisi, banco alimentare, articoli importanti, il senso religioso, religione e religioso, il giuss, protagonisti o nessuno
sabato, novembre 15, 2008
Eluana: una battaglia vinta dalla cultura della morte

Vi suggerisco la lettura dell'intervista, pubblicata sul Sussidiario.net ,  a Mario Melazzini, presidente della Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (AISLA), e malato di Sla dal 2002.

Toccanti anche le parole di Fulvio De Nigris, che dopo aver messo di lottare per la vita di suo figlio, Luca, "scomparso a soli 15 anni nel 1998, dopo il calvario di una malattia che l’ha segnato dalla nascita, fino all’aggravarsi della sua condizione, al coma, alla speranza data dal risveglio, e infine alla morte", ora lotta "per coloro che hanno la vita “sospesa", come l’ha avuta il suo  Luca per 240 giorni, ma che da quel sonno apparente potrebbero risvegliarsi". Chiede che la società dovrebbe preoccuparsi non di garantire il diritto alla morte, ma di garantire sostegno e appoggio per la maggioranza delle famiglie di coloro che vivono in quella condizione e hanno bisogno di attenzione e cura. Famiglie che tante volte sono abbandonate e sole anche economicamente a difendere il diritto alla vita dei loro cari.

Bisogna decidere cosa si vuole: se si preferisce promuove una cultura della morte, o lottare e battersi per una cultura che abbia a cuore la persona in primis, e la sua vita.

Voi cosa volete per voi stessi?

Non dobbiamo aver paura della fatica, del sacrificio che ci aspetta o che patiamo tante volte. Non siamo mai lasciati soli a portare la nostra Croce, mai! Mi è sempre capitato che proprio nella sofferenza mi venisse donato come un sovrappiù di Amore. Al posto di cercare di eliminare o soffocare in ogni modo il nostro dolore (non pensate che uccidendo sua figlia Beppino non proverà più sofferenza nella sua vita. E allora che facciamo? Uccidiamo anche lui e tutti gli infelici di questa terra?), pur di non fare la fatica di affrontarlo e domandarsi il perchè (la Risposta a chi domanda arriva sempre), aiutiamoci invece ad abbracciare ciascuno la sofferenza dell'altro, come Gesù ha portato per amore nostro la sua e nostra Croce affinchè giungessimo con Lui alla vita eterna. Non dobbiamo aver paura del dolore perchè anche e soprattuto da lì può passare e passa la sua eterna misericordia per noi, e passa anche il nostro rapporto con Lui, che mai ci lascia da soli ad affrontare tutto! Gesù ha già vinto! Vince continuamente! E con Lui, in Lui, e per Lui possiamo vincere anche noi.

Ecco la testimonianza di un uomo che vince ogni giorno... Vi lascio con una delle lettere mensili di padre Aldo... Leggete per credere: è possibile vivere così!

 

 billa

Scritto da: billacorgan alle ore novembre 15, 2008 10:05 | link | commenti | categoria: amore, vita, chiesa, amici, diritti, fatti, passione, testimoni, miracoli, attualità, cristianesimo, verità, carità, letture consigliate, fede e ragione, articoli importanti, spe salvi, storia dei nostri tempi, del male è il bene più forte, limprevisto è la sola speranza, protagonisti o nessuno, padre aldo
domenica, novembre 09, 2008
Vivere da protagonisti è possibile...

 

Dopo aver perdonato chi le ha ucciso il marito, Margherita Coletti ora dedica la sua vita ai figli degli stessi iracheni...A voi questa testimonianza incredibile...

da  Tempi...

Cinque anni fa stupì l’Italia perdonando i terroristi che a Nasiriyah le avevano portato via Giuseppe. Oggi porta avanti la missione di pace del “brigadiere dei bambini” nel mondo. A cominciare dall’Iraq

di Lucia Bellaspiga

<<Se amate quelli che vi amano che merito avete? Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». Chi pronunciava queste parole davanti alle telecamere dei giornalisti che affollavano la sua casa di San Vitaliano (Napoli) a poche ore dalla strage di Nasiriyah era Margherita Coletta. Era il 12 novembre del 2003. In braccio teneva Maria, 2 anni appena, e da poche ore aveva saputo che suo marito, il vicebrigadiere dei Carabinieri Giuseppe Coletta, era tra i morti del sanguinoso attentato in Iraq. L’abisso le si leggeva in faccia, il suo era il volto del dolore, palpabile, disumano, ma in quel momento la sua fede di granito, più forte dei trecento chili di tritolo che avevano squassato la sua esistenza e quella di altre diciotto famiglie italiane, reggeva di fronte alla prova: «La nostra vita è tutta qua dentro», diceva a se stessa e ai giornalisti indicando il Vangelo.
Una prova che Margherita, 33 anni soltanto, aveva già dovuto affrontare: poco tempo prima il loro bambino, Paolo, era morto di leucemia. Giuseppe allora era arrabbiato con Dio, per un anno non era più entrato in chiesa, Margherita no, lei anche in quei giorni era la più forte: «Noi non possiamo conoscere i disegni di Dio, ma abbiamo un’unica grande certezza ed è che Dio ci ama. Lui non può volere il nostro male, dunque se ha permesso questo è per darci un giorno un bene maggiore. Io non posso capire, ma mi fido e mi affido».
Le stesse parole che, con strazio ancora più grande, piegata dal dolore ma mai spezzata, mi ha ripetuto quei giorni di cinque anni fa: «Credevo di aver già dato abbastanza al Signore. Mi sentivo sicura, pensavo che non mi avrebbe più chiesto altro dopo la morte di Paolo, ma non funziona così», mi ha detto sorridendo della sua ingenuità. «Il Signore più ci ama e più esige, e non chiede mai più di quanto ciascuno può dargli. Da me sapeva che poteva chiedere tanto, evidentemente…». E poi un’altra certezza, fondata sulla prima: «Noi non ci siamo divisi, nemmeno la morte ha potuto farlo. Giuseppe è salito al cielo da Paolo e io sono rimasta qui con Maria, ma un giorno saremo ancora tutti insieme. Vorrà dire che avrei dovuto attendere quattro mesi di missione in Iraq prima di rivederlo, invece aspetterò qualche anno».
Così diceva e così dice. Ma soprattutto così vive: non predica da uno scranno né teorizza da una cattedra, ma con semplicità estrema e disarmante riferisce ciò che vive sulla sua pelle. Da questa consapevolezza discende il suo diritto di parlare.
L’immagine di quella ragazza con il Vangelo in mano allora fece il giro d’Italia e non solo, entrò nelle nostre case e scosse le nostre coscienze. A chi le chiedeva come potesse perdonare lei opponeva la sua logica rigorosa e ineluttabile, anch’essa fondata sulla fede: «Gesù ci ha lasciato il comandamento di perdonare settanta volte sette, cioè sempre… Non vedo allora perché debba sembrare così eccezionale se un cristiano perdona: per un credente semmai dovrebbe essere strano il contrario».

«Tutta la sua vita è stata eroica»

E Giuseppe? Chi c’era dietro l’uniforme del giovane vicebrigadiere? Quale motivazione lo aveva spinto a partire per le missioni di pace all’estero? Ed era un eroe? Il fatto di morire dilaniato da un’autobomba basta per essere definito tale? Nella retorica delle cerimonie spesso è così.
Ma Giuseppe era un uomo degno di essere amato e scelto da una donna come Margherita. Lascio a lei le parole per spiegarlo: «Io penso che mio marito non ha fatto nulla di straordinario il giorno che l’hanno ucciso, la sua straordinarietà è nei 38 anni vissuti al servizio degli ultimi, non certo in una bomba che gli è scoppiata addosso. Anzi, quel giorno in fondo, come direbbe lui, si è lasciato fregare. È un’intera esistenza che ti fa eroe, non la sfortuna di un evento… Se proprio dobbiamo usare questo termine, preferirei dire che mio marito ha fatto della sua vita un atto eroico».
Un eroismo che per concretizzarsi non ha scelto la guerra ma la via dell’amore per il prossimo, in primo luogo i bambini. La svolta è avvenuta il giorno in cui Paolo è morto e in suo padre è nata l’esigenza di andare ovunque miseria, violenza e malattia mettessero a repentaglio la vita di tanti bambini come il suo. Per Paolo non c’era più nulla da fare, ma molto invece si poteva per milioni di altri figli sparsi nel mondo e in ognuno vedeva quello che aveva perduto. Sono centinaia le foto che lo ritraggono circondato da bambini in Albania, Kosovo, Bosnia e poi Iraq, decine le testimonianze che raccontano di quel Carabiniere che, cascasse il mondo, riusciva a fare arrivare dall’Italia container di giocattoli, cioccolato, medicinali, attrezzi per la scuola, omogeneizzati, latte in polvere, soluzione fisiologica per neonati… E proprio a Nasiriyah quelle incubatrici che mancavano: «Non è accettabile che bambini sani mi muoiano in braccio solo perché qui gli ospedali sono così poveri che non c’è un’incubatrice, che manca il cibo per nutrirli», telefonava alla moglie. E Margherita dall’Italia provvedeva, seguiva le sue istruzioni, bussava alle porte che lui, con la sua contagiosa voglia di fare e una vitalità che spaccava le montagne, era riuscito a guadagnare alla sua causa. A Nasiriyah lo chiamavano “il brigadiere dei bambini” e quando spariva sapevano tutti dov’era, nell’ospedale pediatrico a dare una mano, a spendersi fino all’ultima energia, sempre con quel suo sorriso di ragazzone ironico e contento.

L’abbraccio di Giovanni Paolo II
La sua prima “missione all’estero”, in fondo, era stata però sotto casa, in un altro ospedale pediatrico, il Santobono di Napoli in cui era morto suo figlio: dopo il funerale, Giuseppe si fece forza e tornò tante volte tra i piccoli malati oncologici anche se ciò gli costava un dolore insopportabile. In seguito andò a cercarli altrove, i bambini, dove soffrono di più, dove infuria la guerra, in terre lontane. Lì ritrovò la sua pace e quel Dio da cui in fondo non si era mai allontanato. In Albania addirittura, senza rivelare nulla a Margherita, esaudì il suo più grande desiderio, si preparò al sacramento della Cresima e, in combutta con il suo comandante, organizzò a sorpresa il viaggio affinché lei lo raggiungesse in missione: «Sei una moglie eccezionale – le ha scritto quel giorno – e, non potendoti risposare, ti ho scelto come madrina».
Il 15 novembre del 2003, dopo quattro mesi di Iraq, lui e i suoi compagni sarebbero tornati a casa. Ma il 12 novembre, tre giorni prima, un camion carico di tritolo si avventa sulla caserma dei Carabinieri a Nasiriyah e uccide diciannove italiani: la più grave perdita di nostri uomini dalla Seconda guerra mondiale. Paradossalmente proprio il 15 novembre i ragazzi tornano, ma nella stiva di un aereo militare, avvolti nei tricolore. Quello stesso giorno Margherita riceve l’abbraccio di Giovanni Paolo II: è andata in incognito in Sala Nervi, confusa tra gli ottomila dell’Unitalsi ricevuti dal Papa, ma la gente l’ha riconosciuta, è la vedova che due giorni prima alla televisione aveva scioccato tutti parlando di perdono, e l’applauso è lunghissimo. Al Papa sussurra di pregare perché Gesù continui a darle quella forza di cui ha bisogno, lui, già molto malato, le risponde con una carezza e la sua silenziosa benedizione.
Il seme di Nasiriyah, titolo che io e Margherita oggi abbiamo dato al libro che racconta tutto questo, è il grano che deve morire per dar vita alla pianta. È Paolo che muore ma è anche la folla di bambini che vivono grazie a Giuseppe e senza di lui oggi non sarebbero al mondo. È Giuseppe che muore ma è anche l’associazione subito dopo fondata da sua moglie per continuare le sue missioni nel mondo. “Giuseppe e Margherita Coletta – Bussate e vi sarà aperto”, si chiama. I primi che hanno bussato sono proprio i figli degli iracheni: di chi le aveva preso tutto.

La commozione di Ritanna Armeni

Nella prefazione al libro, scritta dall’inviato del Tg5 Toni Capuozzo, la morale: «C’è molto male, in giro, ma anche il bene sa essere contagioso». Nella postfazione di Ritanna Armeni, giornalista non credente, la più bella gratificazione: «Nella vicenda di Giuseppe e di Margherita c’è una risposta alla guerra che non conoscevo, che non smentisce quello che di peggio si pensa di essa, ma afferma una capacità per me non immaginabile di trascenderlo e superarlo… Giuseppe Coletta era andato in Iraq in missione di pace. E mai definizione appare più vera… Nel carabiniere Coletta c’è una normalità nell’abnegazione e una semplicità nel dono della vita che supera l’eroismo, o meglio lo riconduce alla normalità della vita. Margherita, sua moglie, è una donna cui la fede ha dato una saggezza che è, per chi scrive, inspiegabile, e quindi specialissima… Dalla guerra – ci dicono – si può uscire migliori, si può trovare la ragione per fare del bene. Ecco, questo non lo sapevo e neppure lo immaginavo. E questo mi sembra davvero un miracolo».

Scritto da: billacorgan alle ore novembre 09, 2008 09:18 | link | commenti | categoria: mondo, conflitti, fatti, testimoni, miracoli, attualità, cristianesimo, verità, fede e ragione, articoli importanti, spe salvi, i cattolici di oggi, del male è il bene più forte, protagonisti o nessuno
martedì, settembre 09, 2008
Mio fratello si è sposato!!! (prima parte)

Sabato mattina mio fratello si è sposato...

...Storia a puntate di un Giorno Speciale...

(prima puntata)

La giornata che sto per raccontarvi, ovvero il giorno delle nozze di mio fratello, ha inizio con una classica sveglia delle ore 7 diventata ben presto delle 7 e mezzo...(causa sonno disperato). Dopo una fugace colazione e una rinfrescata in bagno, le donne della mia family- e cioè billa, la mamma e la nonna-  vestite da casa attendono impazienti che scocchi per loro il fatidico momento X. 

Alle 8.10 il citofono suona due volte: il momento X è arrivato! In pochi istanti lo studio di casa si sovraffolla: sulla destra, mamma e nonna per un'ora circa  rimangono sedute in restauro, sotto le mani dell'amica di famiglia- estetista- che le trucca e sistema alla perfezione; sulla sinistra, io e i miei capelli-spaghetto-col cavolo che resistiamo coi boccoli (con il sostegno della mitica compagna di avventure ilarietta) stiamo dritti in piedi sotto i ferri del mestiere di un'altra amica di famiglia, questa volta parrucchiera. In questa beautyfarm formato ridotto, si aggira dapprima il silenzioso e teso papà, poi un' amica di mamma con prole al seguito...poi martina (a friend of mine) e la sempre fedele ilarietta.

Verso le 9. 30 estetista e parrucchiera hanno dato il meglio di sè con tutte e tre le donne, che per le 9.45 appena, ad una velocità a dir poco iperstellare, possono dirsi del tutto preparate e pronte a partire alla volta della Chiesa.

Purtoppo sfortuna vuole che l'ora decisa da mio padre per la partenza (9 e mezzo, 10 meno un quarto massimo) non coincida esattamente con l'orario dello sposo (suo figlio e mio fratello, ndr): proprio per le 9 e mezzo Lo Sposo ha infatti prenotato dal parrucchio personale, e partito in macchina col migliore amico, non si fa rivedere a casa se non per le 10 circa.

Intanto il citofono inizia a dare i primi segni di vita da parte del parentado: zii di Roma, cugini e cugine del Nord, prozie, zie, amici di family...e chi più ne ha più ne metta... Insomma dieci macchine circa si appostano in fila davanti a casa. Dello sposo finalmente si palesa l'ombra -superelegantemente vestita, un po' in tensione ma strabella e sovreccitata- verso le 10 e mezzo, immersa (l'ombra) dagli amicissimi romani (restati a dormire da noi per l'occasione) e varesotti.

Le macchine finalmente si iniziano a muovere verso quell'ora: tra esse, anche una splendida micra rosso fiammante, che si distingue dalle altre per la bellezza radiosa e straordinaria della guidatrice... (modestamente io me medesima).

Pur con qualche piccolo incidente di percorso, la nostra guidatrice-nonchè sorella dello sposo-nonchè sempre io me medesima (con la sempre lei-ila a fianco, e la cugina e i tacchi d'argento di 5 cm sui sedili posteriori), giunge per le 11 e venticinque finalmente in Chiesa, dove -suo malgrado- una finta organizzatrice della cerimonia la costringe a salire sull'altare. Qui vi rimane -impietrita- per i primi 30 minuti della Santa Messa, ovvero fino al momento di compiere il suo dovere, quello di leggere, come richiestole dagli sposi, la prima lettura.

...continua...

Scritto da: billacorgan alle ore settembre 09, 2008 22:43 | link | commenti | categoria: vita, parenti, frammenti di me, miracoli, matrimonio, limprevisto è la sola speranza, i racconti di billa
giovedì, settembre 04, 2008
Si può vivere così (Meeting 08)

Riporto da  http://beta.vita.it/  un articolo riassuntivo dell'incontro dal ciclo "Si può vivere così", svoltosi al Meeting di Rimini pochi giorni fa. Avrei tanto da commentare, ma il tempo stringe, e domani mi aspetta una giornata di fuoco. Accontentatevi dunque della testimonianza straordinaria  trascritta qui sotto, che dall' Africa ci hanno portato queste tre donne.

I miracoli che compie ancora Gesù sono davvero doni straordinari, offerti da Lui a tutti noi per sciogliere  il nostro cuore perennemente indurito !!!

Un abbraccio a presto, Billa

da  http://beta.vita.it/  (per una lettura più chiara).

«Ciò che può dare valore a tutta la nostra libertà è qualcosa di più grande, è un rapporto» ha esordito nell’incontro di oggi pomeriggio, Rose Busingye, infermiera professionale in Uganda e fulcro dell’International Meeting Point di Kampala. «Un io che appartiene, diviene protagonista, perché ha un volto”. In questo contesto: “Tu hai un valore infinito, più dell’orrore della guerra e della malattia. Il riconoscimento di quell’Altro che crea la realtà, e resta presente nella compagnia della Chiesa, rende la vita danzante».

La prima testimonianza è quella di Marguerite Barankitse, fondatrice della Maison Shalom in Burundi. «Sono qui per raccontarvi una storia, una storia triste, certamente, ma che ci dice che è possibile vivere felici anche in mezzo alle atrocità». Le atrocità sono quelle dei conflitti etnici tra Hutu e Tutsi, con il loro carico di morti, orfani, mutilati. In mezzo a queste drammatiche contraddizioni, Barankitse ha cercato di accogliere e soccorrere i bambini orfani di entrambe le etnie: all’inizio, nel 1993, erano sette; dopo cinque mesi erano diventati mille; oggi sono oltre diecimila i bambini a cui Marguerite e l’opera che da lei è nata (che comprende anche un ospedale) hanno dato assistenza e amore. «Sono arrivati da me anche bambini dal Ruanda e congolesi. E chiedevo: ‘Signore, che vocazione mi vuoi attribuire?’ La risposta l’ho trovata negli occhi dei bambini. Ho capito che la vita è una festa e l’amore trionfa sempre». I piccoli sono cresciuti, si sono sposati, hanno ritrovato la loro identità, sono diventati anche medici, economisti… «Questo è il frutto della follia, dicono alcuni. Mi chiamano – ha notato la Barankitse – ‘la pazza del Burundi’. Ma io dico che questo è il frutto dell’amore. Invece di maledire le tenebre, accendiamo una piccola candela, come diceva la grande madre Teresa di Calcutta».

Commovente la testimonianza dell’ugandese Vicky Aryenyo, del Meeting Point International. Nata in un villaggio della parte orientale dell’Uganda ha dovuto interrompere la scuola per la malattia della madre; poi si è trasferita a Kampala. Alla terza gravidanza, nel ’92, il marito, senza esplicitarne il motivo, voleva che abortisse: Vicky si è opposta e il marito l’ha abbandonata. Tra il 1997 e il ’98, si è resa conto di aver contratto dal marito l’Hiv e che anche il figlio piccolo era ammalato di Aids. «Tra il ’98 e il 2001 abbiamo vissuto come in un altro mondo, pur rimanendo sulla terra. Abbandonati da tutti, io e i tre figli: nessuno ci sorrideva, tutti ci odiavano». Nel 2001 sono entrati nella casa di Vicky i volontari del Meeting Point Internazional, ma Aryenyo ha ripetutamente resistito ai loro inviti. «I volontari sono riusciti a catturami – ha raccontato Vicky – tramite mio figlio: l’hanno preparato per il trattamento medico; a questo punto ho incominciato a capire che potevo fidarmi. Un giorno sono andata nell’ufficio di Rose. Mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: Vicky, tu hai un valore e questo valore è più grande della malattia. Tu ce la puoi fare, hai solo bisogno di ritrovare la speranza. E gli occhi di Rose parlavano più della sua bocca. Erano occhi di amore, come se dicessero: c’è qualcosa sopra di te, in cui devi riporre la tua speranza». Alla fine, Vicky ha ceduto. «Mi sono resa conto che il volto di Dio era nel volto di Rose. Rose mi ha dato una spalla sulla quale appoggiarmi e Cristo, sotto forma di Rose, è venuto da me. Tutto è cominciato con un incontro e questo incontro ha fatto risorgere la mia vita». Anche il corpo, pur nelle sofferenze, è iniziato a risorgere: nel 2003 anche Vicky ha cominciato la terapia. Ma tutto, ha ribadito Vicky Aryenyo, «è iniziato con Rose che ha detto di sì alla sua chiamata. Sappiamo di Lazzaro che è resuscitato tanto tempo fa. Se non avete visto un miracolo, eccolo, sono io: eccomi qua; anch’io, infatti, ero morta. Ecco perché – ha aggiunto Vicky – io sono ‘schiava’ di questo movimento che mi accompagna verso il mio destino e mi ha aiutato a riacquistare la speranza. Per avere la propria libertà c’è solo una cosa da fare: dire di sì quando arriva la chiamata».

Scritto da: billacorgan alle ore settembre 04, 2008 10:01 | link | commenti (2) | categoria: chiesa, eventi, amici, mondo, notizie, conflitti, fatti, rassegna stampa, discorsi, testimoni, miracoli, attualità, cristianesimo, meeting, verità, carità, giudizi, fede e ragione, articoli importanti, comunicando la bellezza, storia dei nostri tempi, del male è il bene più forte, limprevisto è la sola speranza, il giuss, uomini vivi, protagonisti o nessuno
domenica, agosto 31, 2008
Il Meeting: un Amore (di)Sperato!

Potrei parlarvi per ore di tutto ciò che è stato per me il Meeting di quest'anno, ricco di testimoni reali attraverso i quali Gesù mi ha per otto giorni perennemente  parlato e abbracciato e rassicurato della Sua Presenza e dell'Amore che porta nel cuore di chi decide di seguirLo (gettandosi tra le braccia della Sua Chiesa, sempre tese)... Pian piano vi racconterò delle esperienze che ho vissuto lavorando alla mostra, e di tutti gli incontri e le mostre che più mi han colpito. Per ora vi basti sapere che sono tornata a casa ancor più certa e lieta di Lui e  della miracolosa Compagnia di amici che mi ha donato. Davvero ho assistito a cose dell' Altro mondo... In questo mondo! (basti pensare a ciò che ha detto a fine meeting un carcerato in proposito di quel che aveva vissuto: "non vedo l'ora di tornare in carcere per raccontare ciò che ho visto qui a tutti gli altri", o la stessa mostra Vigilando Redimere, proprio sulla vita in carcere, piena di testimonianze di carcerati che nell'incontro con Cristo, tramite l'amicizia coi Suoi, si sono riscoperti liberi anche in un posto così!)...

 Ma ora vi devo per forza lasciare, devo aiutare mio fratello nei preparativi del matrimonio, e lo farò  con questa canzone, di qualche anno fa, che mi fa impazzire per come descrive bene l'amore sublime, quello che è così vertiginosamente bello che fa venire le lacrime agli occhi!

A voi Nada, Amore Disperato 

 

-billa-

 

altri articoli sulla mostra Vigilando Redimere

clicca qui e qui

 

 

Scritto da: billacorgan alle ore agosto 31, 2008 21:23 | link | commenti (1) | categoria: chiesa, eventi, mostre, fatti, testimoni, miracoli, cristianesimo, meeting, realtà, verità, fede e ragione, spe salvi, comunicando la bellezza, del male è il bene più forte, limprevisto è la sola speranza, uomini vivi, protagonisti o nessuno
mercoledì, agosto 20, 2008
Protagonisti o nessuno. Tu cosa vuoi essere?

dal tema del Meeting per l'Amicizia tra i popoli, edizione 2008:

"Afferma don Luigi Giussani: “protagonisti non vuole dire avere la genialità o la spiritualità di alcuni, ma avere il proprio volto, che è, in tutta la storia e l’eternità, unico e irripetibile”. Il vero protagonista è infatti l’uomo stupito che fa la scoperta commovente -che scaturisce sempre da un preciso incontro con la realtà- di avere un volto unico e irripetibile. Un uomo libero: libero perché, quasi per una sorta di paradosso, è consapevole di essere legato all’origine della vita stessa, a quel disegno misterioso da cui intuisce che ogni cosa dipende. Un uomo religioso: capace di rapportarsi con la realtà tutta e che, ammettendo la categoria della possibilità, è disponibile ad una possibile rivelazione. Un uomo irriducibile: che non può accontentarsi di nessuna riduzione ideologica, né biologica né storicistica. Un uomo che conosce perché ama: abbracciando le persone e le circostanze della vita, quelle felici e quelle dolorose, vuole giudicare tutto nella continua ricerca del significato ultimo per cui la realtà è fatta."

Ed eccomi qui, un altro anno, ancora in partenza per il Meeting. Ci lavoro ormai da 7 anni, e ci vado da quando ne avevo solo 6. Quand'ero piccola mi ricordo che giravo con tutti i miei amichetti e mi sembrava di trovarmi in un posto grandissimo in cui però mi sentivo subito a casa, immersa in una folla smisurata di persone di tutte le età e colori che camminavano ciascuno nella propria direzione, ma con un certo qualcosa di misterioso che le teneva legate insieme (allora non sapevo coscientemente cosa fosse), tanto che ovunque mi aggirassi in questo piccolo grande specchio di mondo avevo la sensazione di sentirmi come tra fratelli, o amici di lunga data, e così, coi miei,  trascorrevo la settimana  tra spettacoli, incontri e mostre di ogni tipo!

Insomma, come allora, ancora oggi quando vado al Meeting mi sento quotidianamente circondata da un amore particolarmente immenso, che mi viene incontro in mille modalità diverse (passando ora dalla folla straordinaria di uomini e donne, adulti, giovani e bambini; ora da quella mostra davvero appassionante, ora dallo spettacolo serale, ora dall' incontro politico e culturale...)  ma, lo sto capendo sempre più nel tempo  sebbene sia solo agli inizi, è più grande ancora e viene prima di tutte queste singole e belle circostanze!

E lavorare al Meeting è per me ogni anno più bello non perchè da ragazza della promozione che stressa tutti per un catologo Meeting o un biglietto della lotteria sono passata a giovane donnina che spiega le mostre sgolandosi fino all'ultimo giorno... Ma perchè ogni anno diventa sempre più chiaro il motivo per cui potrei rinunciare a tutte le vacanze, ma alla settimana di lavoro al meeting mai e poi mai!...I Perchè in una certa data, ed da allora ogni momento di più, per grazia, ho iniziato a riconoscere in un volto preciso, che ha nome Gesù, l'origine di tanta Bellezza, di tanta Pienezza di cuore. Ho iniziato a dare un nome a quel qualcosa di misterioso che legava insieme tutte quelle persone. E lavorare al meeting è ormai da quattro anno una privilegiata occasione per poterLo servire, con tutto il mio misero niente, servendo la  Sua Chiesa (quel piccolo grande specchio di mondo) luogo in cui io L'ho incontrato e Lo incontro tuttora!

"Bello è l'offrir qual il fiorire al fiore" - scrive Rebora in una sua poesia - E com'è bello servire chi mi serve da sempre, tanto che servendo e dando tutto a quell'Amore il mio cuore trabocca di una gioia infinita...Cosa c'è di più bello di un Amore corrisposto?... "Intender non lo può chi non lo prova", direbbe il Poeta! Ma chi come me ha avuto la grazia di sperimentare una così grande letizia, vorrebbe solo che il Meeting durasse tutta la vita! ( E col Meeting, anche la caritativa).

Spiegare una mostra è poi particolarmente affascinante: a volte hai di fronte a te persone che quei fatti storici che tu racconti li han vissuti in prima persona -come mi è successo per Budapest 56- oppure che per interessi personali ne sanno un sacco più di te, e ti raccontano o la loro storia, o danno il loro giudizio, o ti chiariscono alcuni dubbi, così che ti trovi alla fine della settimana che la mezzoretta di guida che facevi il primo giorno è diventata un giro di un'oretta e più, e torni a casa ringraziando per tutto l'arricchimento che te ne è venuto, con il bagaglio pieno il quadruplo di quando eri partita.

E ogni volta hai stampata nel cuore l'impressione di aver fatto tutto il tempo a ricevere, più che a donare!

Parlando di quest'anno, il titolo "protagonisti o nessuno" sembra una sfida lanciata proprio a me. Cara Billa - mi sussurrava all'orecchio- tu vuoi essere protagonista?

E questa affermazione decisa, sentita per la prima volta un anno fa all'edizione del Meeting 07, è divenuta insistita e provocante domanda, fissa nel cuore per tutto l'anno e in particolar modo in quest'estate. Chiedermi cosa davvero volevo  essere mi ha sollecitato tutte quelle volte in cui rischiavo di lasciarmi sopraffare dalle mie paturnie sentimentali o dalla non chiarezza di alcuni rapporti o situazioni, spingendomi a vivere e accogliere tutto al mille per mille, anche se con fatica, anche se non capivo,  ogni volta permettendomi di godermi tutto come dono, perchè ciò che mi spingeva era il desiderio di vivere davvero tutto da protagonista, da vera me stessa. Questa certezza di risposta, infatti, lungi dal mettermi tutte le cose a posto, ha continuato e continua tuttora a farmi chiedere a Gesù -Unico in grado di farmi più me di me - di riempire della Sua Presenza  Amorevole ogni attimo che sto vivendo, perchè offrendo tutto a Lui, chiedendo che Lui riempia ogni singolo istante della mia vita, davvero anche il problema più insormontabile non mi determina più, perchè lo vivo nella serena consapevolezza che sia messo lì per me! (OMNIA BONA SUNT!!!).

Insomma, più che in altri anni sento mio questo Meeting, e perciò sento la responsabilità di lanciare a mia volta la sfida a voi, a voi la stessa domanda... Augurandomi di condividere con voi lo stesso desiderio che questa domanda suscita!

Se sarà così, è certo che prima o poi ci incontreremo nel cammino... ( e anche in Fiera, perchè no?)

un abbraccio

Billa

Vi lascio di seguito il link in cui potete trovare

il sito ufficiale, con la spiegazione del tema del meeting, il programma completo, le varie mostre presenti (andate alla mostra sulla torre di Babele!) e tanto altro!

 

 

 ps scusate gli errori ma sono di frettissimaaaaaaaaaaaaa

Scritto da: billacorgan alle ore agosto 20, 2008 18:12 | link | commenti (3) | categoria: amore, vita, appunti, chiesa, vacanze, mostre, fatti, attesa, frammenti di me, testimoni, miracoli, riflessione, attualità, cristianesimo, meeting, verità, dante alighieri, eventi culturali, pensieri improvvisi, fede e ragione, clemente rebora, spe salvi, limprevisto è la sola speranza, il giuss, uomini vivi, protagonisti o nessuno
venerdì, agosto 15, 2008
Calabria 2008... Che vacanza! ... Grazie!

P8042444Sono tornata da poco da Praia Mare, un paesino calabro situato al confine con la Basilicata. Io e le mie otto amiche siamo state per una settimana in un villaggio turistico di Praia, a cinque minuti di strada (a piedi) dal mare. In una settimana, accompagnate dal moroso di Roby, Raffaele, abbiamo visitato i posti più belli nelle vicinanze: l' Arco Magno, Maratea, Diamante, Belvedere, le grotte dell'isola di Dino... Davanti ai nostri occhi hanno danzato per noi paesaggi di mare e insieme di montagna,  acque cristalline e smeraldee, tramonti in cui i soli sparivano dietro le montagne, e cielo e mare andavano via via confondendosi all'orizzonte. Abbiamo ascoltato dalla dolce voce di Luci, una nostra amica, canzoni di una bellezza pari a quel che vedevamo... Di una bellezza ovvero così sovrumana  e struggente da far commuovere anche altri turisti, che in silenzio si fermavano ad ascoltarci per applaudire alla fine del pezzo. Bellissimo assistere alla scena di una bimba biondina che zittisce il fratellino chiaccherone per potersi godere in pace: "Il viaggio" di Chieffo, anche senza capire granchè delle parole, ma lieta solo di potersi gustare la dolcezza di quella musica, così insolita...Quanti miracoli in questa vacanza, che per me è stata degno proseguimento della vacanza con il CLU. Le lodi a inizio mattina, qualche volta precedute dalla Santa Messa con la mia amica Aliba, poi Angelus prima dei pranzi e Memorare a fine serata, prima di dormire. Ogni momento dunque incominciava o si chiudeva chiedendo, invocando un Suo aiuto, un sostegno perchè in ogni istante la Sua bellezza si manifestasse con la stessa intensità con cui si era manifestata già il momento prima. E ogni qualvolta c'era il rischio che il cuore si offuscasse per questa o quella incomprensione (tra donne non è facile la convivenza) bastava solo un Veni Sancte Spiritus per rialzare cuore e mente a Lui, e riaprire gli occhi alla costante Grazia con cui mi stava abbracciando. Era come se mi dicesse: guarda davanti a te cosa ti sto donando: le lodi al mattino con cui puoi chiedere che Io ritorni da te ogni giorno; la sublimità del mare, il cielo al tramonto, la spiaggia di pietre nere o quelle di sassolini dalle infinite forme e colori, il pic-nic in riva al mare e i canti a più voci intonati insieme sotto la guida della nostra piccola "mascietta" luci!; e poi la cornetteria, il gelato-spaghetti, l'idromassaggio in piscina, i bimbi belli da morire, le soffici nuvole attaccate ai tetti delle case di Maratea, le bolle di sapone, e ancora l'acqua spumeggiante in cui rimanere immersa e nuotare e giocare per ore, le montagne, i fiori, il cicalio e il profumo di verde della pineta, il santuario della Madonna della grotta, e tanto altro... Sempre accompagnata dal regalo più grande: amiche con cui gioire e condividere insieme tutti questi doni...e con cui ringraziare L'Autore ultimo di  tutto quel paradiso di Bene!

 P8042521

 la tavolata in pizzeria al mio compleanno

Insomma ogni volta che correvo il rischio di perdermi qualcosa per le mie tristezze sentimentali, era come se Gesù mi richiamasse a sè, e mi scuoteva perchè io Gli ridicessi nuovamente: sì, grazie, sei Tu! Sei qui, e io non voglio perdermi nulla di Te! Voglio che Tu sia qui sempre!!!

Che sfida che mi lanciava attraverso la stupenda realtà che mi donava! Ed io, forse più di tutte le altre volte, proprio per la grandezza vissuta in vacanza a Pontresina, ho potuto godere degli effetti armoniosi dati da quel Sì riconfermato costantemente, pur cadendo, pur con fatica, ma riaffermato sempre.

Grazie perchè ho capito che accettare la sfida che mi lanci nel dono di ogni istante è un Bene per la mia vita. Che sacrificare il mio Ego qualche volta messo alla berlina era un Bene per me, perchè ottenevo una soddisfazione ben più grande di quella ottenuta le volte in cui facevo vincere i miei capricci e le mie voglie. Anzi, più sacrificavo me stessa, più vincevi Tu, e più mi sentivo piena e lieta. Ho capito che più mi lascio fare da Te, ovvero dalla realtà che Tu mi doni, più la Tua bellezza mi stravolge il cuore fino a farlo piangere di gioia. Ed io voglio vivere in pienezza sempre, anche qui a casa coi miei, con lo stesso cuore assetato di Te che Tu mi hai dato in vacanza, forse perchè più tel'ho chiesto. Anche se faccio più fatica qui che in vacanza, ma voglio chiederTelo, perchè Tu mi hai donato tutto questo perchè anche qui possa gridarti: VIENI!, e godere di Te.

billa 

  Copia di P8062841

ps: buona festa dell' Assunta!

 

Scritto da: billacorgan alle ore agosto 15, 2008 09:45 | link | commenti (2) | categoria: natura, italia, vita, vacanze, amici, mondo, fatti, frammenti di me, miracoli, chopin, cristianesimo, realtà, comunicando la bellezza, limprevisto è la sola speranza
Ed io che sono? (così meco ragiono)
La conoscenza di sè è una scienza tanto alta e necessaria che senza di essa non vi può essere profitto per le nostre anime. Essa fa' si che il peccatore convertito non possa mai stupirsi abbastanza nel vedere l'amore di Dio tanto grande e smisurato a suo riguardo. (Venerando Giovanni di Saint Simon)
Utente: billacorgan
Nome: billa corgan
studente, aspirante insegnante e chissà che altro...Amante dei buoni e santi libri e dell' arte in tutte le sue forme -poesia e letteratura in particolare- mi interessa anche il mondo della politica, della storia, dell' attualità... Ovvero tutto ciò che c' entra con me. Sarà dunque un blog vario ed eventuale,imprevedibile, proprio come la vita. Non aspettatevi nulla, dunque, ma attendetevi tutto... Buon Viaggio! ...Becoming Billa... *************************************** Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul blog, non ha che da darne avviso agli autori del blog , e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul blog e' a scopo di approfondimento, di studio e comunque non di lucro.

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Una delle mie canzoni preferite per voi: Lyric Bye Billy Corgan (video e testo) here comes my faith to carry me on a faith not of grade i fight to to stay strong so i stand accused of playing numb i know it is wrong for i give my strength i give my heart take these chains and hold them as ours for i must shine and i will a star in a season all mine a lyric, a time, a crusade, a line one minute, a friend, a road without end a lyric, a time, a crusade, a line one minute, a friend, a road without end so here is the view i cast about i'm leaving no room for you to get out you'll never get out dove, can't you cry without an aside i need you as my way across my life to spend these years create a new thought for i give you strength and offer my heart take these chains and hold them as ours for i'm a star and i will shine in a season all mine a lyric, a time, a crusade, a line one minute, a friend, a road without end a lyric, a time, a crusade, a line one minute, a friend, a road without end a lyric, a time, a crusade, a line one minute, a friend, a road without end a lyric, a time, a crusade, a line one minute, a friend, a road without end a road without end Ed ora un intramontabile Freddie Mercury in: Save me:

It started off so well They said we made a perfect pair I clothed myself in your glory and your love How I loved you How I cried The years of care and loyalty Were nothing but a sham it seems The years belie we lived the lie "I love you 'til I die" Save me, Save me, Save me I can't face this life alone Save me Save me Save me I'm naked and I'm far from home The slate will soon be clean I'll erase the memories To start again with somebody new Was it all wasted All that love ? I hang my head and I advertise A soul for sale or rent I have no heart, I'm cold inside I have no real intent Save me, Save me, Save me I can't face this life alone Save me Save me Oh I'm naked and I'm far from home Each night I cry and still believe the lie I love you 'til I die (Save me, Save me, Save me) Yea, yeah Save me yeah Save me oh Save me Don't let me face my life alone Save me, Save me Oh I'm naked and I'm far from home
Ipse Dixit
L'amara scoperta che Dio non esiste ha ucciso la parola destino. Ma negare il destino è arroganza, affermare che noi siamo gli unici artefici della nostra esistenza è follia: se neghi il destino la vita diventa una serie di occasioni perdute, un rimpianto di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, un rimorso di ciò che non è fatto e avremmo potuto fare, e si spreca il presente rendendo un'altra occasione perduta. -Oriana Fallaci-
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