Ed io che sono? Così meco ragiono.Questo sarà un blog vario ed eventuale. Racconterò di me a partire dalla mia vita: esperienze, fatti, incontri, avventure, ma soprattutto Pensieri Improvvisi.Scopo: un ulteriore strumento di ricerca di me.Non aspettatevi nulla dunque, ma attendetevi tutto..Bye
mercoledì, aprile 08, 2009
Una speranza possibile anche in Abruzzo...

Quante testimonianze di amore, di solidarietà, di aiuto reciproco, di atti eroici di coraggio. Questa intervista ne racconta una, ma ogni istante che passa ci mostra la presenza di una speranza viva che non smette di esistere mai, ma si esprime quasi violentemente proprio nelle situazioni più tragiche. Del male è il Bene più forte! La verità è che neanche il terremoto può determinarci. Su tutto il dolore vince una Presenza Amorevole che non ci lascia soli MAI! Gesù muore con quei bimbi, piange con quelle madri, soffre per quegli infelici, patisce con loro e porta la loro la Croce.  E il suo dolore e il suo amore è così pungente che dal nostro cuore ci ispira lo stesso Suo patimento. E ci sollecita a soffrire anche noi per loro, e a fare di tutto per loro, come fossimo fratelli. Egli è lì con loro, negli sguardi di tenerezza dei volontari, nei loro sorrisi, nelle braccia forti degli uomini che rischiano la vita per altri uomini, nell'abbraccio di tutta l'Italia e del mondo per quelle persone, negli aiuti che piovono a cascate anche da chi non arriva alla fine del mese.

Per vederLo vincere anche in Abruzzo non occorre alzare lo sguardo al Cielo, ma fissare tutto il reale intorno a noi. E' lì che la Sua Presenza è così evidente. Tutto ci parla di un Bene che c'è, e che vince contro la tragedia più nera. E in questa Pasqua sarà ancora più carnale riconoscere la Sua morte  e la sua Resurrezione per noi.

E' già qui. Ha già vinto e opera attraverso di noi, la Sua Chiesa, per noi.

Billa

FONTE: SUSSIDIARIO.NET

Prof, la scuola è chiusa, come possiamo dare una mano?

mercoledì 8 aprile 2009

 

Tutti a casa, niente compiti e niente interrogazioni; ma questa volta senza gioia. Gli studenti della gran parte delle scuole abruzzesi in questi giorni non andranno in classe: come vivranno le giornate dopo il terremoto? Come sapranno reagire a questa grande tragedia che li circonda?

A sentire Antonella Sanvitale, professoressa di Pescara che insegna diritto in un Istituto tecnico commerciale, gli studenti sono presenti, forti e desiderosi di dare loro anche piccolo contributo per ricostruire. E sanno bene a chi chiedere e dove andare.

 

Professoressa, qual è la situazione nelle vostre scuole?

 

Tutte le scuole, anche qui a Pescara, sono chiuse. Ora dovranno fare molti accertamenti, perché ci sono molti istituti danneggiati. Solo dopo Pasqua sapremo quando sarà possibile rientrare in classe e riprendere la normale attività

 

Avete contattato le scuole e i colleghi che lavorano all’Aquila?

 

Sì, ho chiamato alcuni insegnanti dell’Aquila, molti colleghi con cui ho fatto l’esame di stato in questi anni. Molti di loro si trovano qui a Pescara, dove sono stati accolti nelle strutture alberghiere della città. Importante ricordare che tutti gli alberghi hanno dato la disponibilità, anche gli alberghi migliori del centro. Ho potuto raggiungere alcuni di loro, portando vestiti e altre cose di cui avessero bisogno.

 

Con i suoi colleghi della scuola come state affrontando la situazione?

 

Nella mia scuola alcuni mesi fa avevamo affrontato, con i colleghi e molti studenti, un percorso di approfondimento sul bullismo, all’interno del quale avevamo trattato il tema e il significato della gratuità. Per capire questo avevamo incontrato e conosciuto alcune realtà che facessero vedere in atto questa gratuità, e tra queste il Banco Alimentare. Ebbene, memori di questo lavoro, ben sette miei colleghi mi hanno chiamato e mi hanno chiesto come possono dare una mano.

 

E gli studenti?

 

Gli studenti sono stati veramente straordinari. Naturalmente in questi giorni non ci vediamo, e sono stati proprio loro a chiamarmi, dicendo: “professoressa, visto che non andiamo a scuola, cosa possiamo fare per dare una mano?” Sia i ragazzi che i colleghi mi hanno detto che volevano rendersi utili sostenendo l’iniziativa del Banco Alimentare per il terremoto. Si ricordavano di quello che avevano visto, e hanno detto: mi fido di quella realtà, so che opera bene e quindi voglio mettermi a disposizione.

 

Che cosa le lascia un’esperienza come questa?

 

È un episodio che parla di una stima in atto, di un profondo rapporto con gli alunni della mia scuola, che si sente soprattutto in questo momento in cui c’è dolore negli occhi. Non dimentichiamo che  l’Abruzzo è piccolo e ci conosciamo un po’ tutti, per cui ci sono amici, figli di amici che studiano a l’Aquila e che si trovano al centro del disastro. Per fortuna non ci sono morti tra i nostri conoscenti più stretti. Comunque la cosa grande che rimane è il fatto che, dentro il dolore, si è aperto lo sguardo di chi sa dove guardare, quali sono i punti reali a cui affidarsi per guardare con speranza al futuro. Non hanno dato una disponibilità generica, hanno detto: “abbiamo conosciuto il Banco, sappiamo che ci possiamo fidare e vogliamo dare una mano”. È una cosa che mi ha veramente colpito, e di cui vorrò parlare quando torniamo a scuola. Per il momento quello che farò è coinvolgerli appena possibile con l’iniziativa della raccolta fondi del Banco.

Scritto da: billacorgan alle ore aprile 08, 2009 10:50 | link | commenti (1) | categoria: vita, abruzzo, fatti, santi, riflessione, attualità, realtà, carità, aiuto cercasi, banco alimentare, articoli importanti, del male è il bene più forte, uomini vivi
lunedì, dicembre 01, 2008
La Colletta Alimentare: gli effetti del “contagio della caritàâ€-storie di protagonisti-

L'articolo che propongo oggi parla dei risultati della Colletta Alimentare, giornata di raccolta di prodotti alimentari in favore delle famiglie più disagiate, che si è svolta sabato scorso in gran parte dei supermercati d'Italia. Mi ha colpito perchè gli effetti prodotti da quel che viene chiamato qui "il contagio della carità" sono a dir poco impressionanti: egiziani e africani che  aiutano i volontari italiani e dedicano del loro tempo per il bene dei più poveri, dimostrando che a partire dalla condivisione di un bisogno comune, l'integrazione è possibile; volontari che affrontano pioggia e neve per raccogliere e suddividere i prodotti da ogni supermercato, stando in piedi anche tutta la notte. E poi tante storie di persone che testimoniano la bellezza e la gioia del dare. Anche stavolta la sfida lanciataci dagli organizzatori del Banco ha ottenuto un riscontro più che positivo, perchè la verità che ogni anno con più vigore si riafferma con la Colletta, è che più uno dona con gratuità più è realmente più felice lui, riceve lui il centuplo in risposta. Anch'io mi sono proprio lanciata con tutta me stessa nell'ora e mezza che vi ho dedicato, e devo ammettere che ne sono uscita piena e grata anche quest'anno (e anche con un credito di due Ave Maria promesse a una signora anziana).

Ora il mio desiderio è che davvero ogni giorno sia un giorno di Colletta, ovvero che il contagio della Carità e i suoi effetti non spariscano nel giro di poche ore, ma permangano nel cuore di ciascuno, nel mio per primo, il più a lungo possibile. E per farlo, grazie a Dio, non è necessario aspettare che trascorra un altro anno. Basta essere semplici nel donare sé stessi, ciascuno nella propria quotidianità, ciascuno obbedendo alle necessità che emergono giorno per giorno. So' che sembro semplicista nell'affermare che non è difficile vivere così, ma la giornata della Colletta è stato per me il riaccadere di un fatto possibile, e dunque che può avvenire non solo uno, ma tutti i giorni della mia vita.

Ora sappiamo che facendo così siamo più lieti, giusto? Dunque intuita la strada, il resto poco importa! Seguiamo, proprio con tutti i nostri limiti, questo nostro desiderio di felicità e pienezza: la risposta c'è, e come ci dimostrano i numeri di quest'anno, nel cammino non siamo affatto soli. Se inciampiamo, più di cento mani ci tenderanno la mano! E dunque: cosa temere ancora?

Un abbraccio e grazie a tutti quelli che han collaborato, e a quelli che mi han dato l'occasione di farlo.

Billa

Gianluigi Da Rold

lunedì 1 dicembre 2008

I numeri sono ancora positivi e su quelli ci soffermeremo per qualche considerazione. Ma l’impatto e l’importanza della dodicesima Colletta alimentare rivelano ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’intuizione di don Luigi Giussani e di Danilo Fossati.

Il semplice atto di carità, il semplice gesto del dono batte tutte i modelli e tutti i programmi di rilancio economico, svela l’autentica povertà dei meccanismi della tecnofinanza. Soprattutto in un momento come questo di grave crisi finanziaria mondiale e di recessione economica ormai dichiarata dagli osservatori internazionali.

Come diceva Luigi Giussani agli amici anche più increduli: si assisterà con questa giornata allo spettacolo della carità. Si pensi solo a questo raffronto: i consumi a livello nazionale calano in percentuale del 3%: la Colletta alimentare aumenta ancora la portata complessiva della sua raccolta in un giorno solo avvicinandosi alle novemila tonnellate e segnando un nuovo incremento percentuale che è quasi di un punto.

 E poiché l’importanza del gesto prevale sempre sul risultato, va anche aggiunto che questa volta l’ultimo “sabato di novembre” è coinciso con una giornata in cui la stessa Protezione civile, per le eccezionali condizioni atmosferiche di freddo, neve e pioggia, consigliava di starsene a casa.

L’atto di carità vale quasi un piccolo “peccato di disobbedienza civile”, perché malgrado le avverse condizioni di tempo, ancora una volta oltre cinque milioni di italiani hanno donato una parte della loro spesa ai poveri e almeno più di centomila italiani si sono presentati nei grandi punti di vendita per aiutare la raccolta, per trasportare le merci, per immagazzinarle al fine poi di distribuirle. Se questo non è lo spettacolo di un popolo civile, attento e consapevole verso il bisogno dell’altro, si può anche ridiscutere lo stesso concetto di civiltà che è nato da tradizioni secolari.

 Il fatto più importante da sottolineare resta sempre quello di un doppio stupore: il primo è quello di una mobilitazione spontanea, che diventa incredibilmente ordinata ed efficiente; il secondo è la portata economica e sociale che il Banco Alimentare ha innescato nella società italiana. Può anche fare poco effetto il controvalore (decine di milioni di euro) della merce destinata alla popolazione più disagiata.

 Ma certo, dopo anni di attività, viene attestato da economisti e da grandi uomini di finanza che il meccanismo della raccolta nella Giornata della Colletta e quello stesso che il Banco Alimentare mette in atto per tutto l’anno, sono da “premio Nobel”, come dice un grande economista, Luigi Campiglio. Oppure hanno aspetti e criteri di efficienza e razionalità che sono da primato in fatto di imprenditorialità, come ha dichiarato l’amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera.

 Alla fine, di fronte a una cultura scettica dominante, emerge sempre lo stupore complessivo di come il cuore dell’uomo sappia cogliere e rispondere, con semplicità e spontaneità, ai bisogni più urgenti.

Non è solo questo l’aspetto prevalente che si coglie nell’attività del Banco Alimentare e della Giornata della Colletta. C’è in più la coincidenza di una partecipazione singola e collettiva degna di un grande racconto o di milioni di storie personali, tutte differenti, tutte incredibili da vedere.

C'erano i volontari di Torino e del Piemonte, in oggettiva difficoltà per una tormenta di neve su tutta la loro regione. Il problema non era solo la raccolta nei supermercati, ma anche la difficoltà del trasporto e dell’immagazzinamento. Ecco come si può dare “qualcosa in più”. Si può fermarsi nei magazzini, magari gelidi, ammucchiare le merci e metterle in scatola, poi dormire nei sacchi a pelo pur di completare un lavoro nel giro di poche ore al mattino successivo.

 Il problema non è di latitudine, perché nel Materano, le condizioni meteorologiche e di viabilità erano ancora peggiori. E lì c’è voluto tutto il sacrificio personale e corale di andare a recuperare quello che è stato raccolto nei punti più disagevoli della zona.

 Ma per cogliere lo spirito dell’iniziativa bastava guardare al di fuori di un grande supermercato della cintura milanese e vedere come anziani pensionati portavano spontaneamente interi carrelli di merce in dono, riservandosi per loro la spesa consueta del weekend.

 Bastava alla fine ascoltare i brevi colloqui tra i donatori e i volontari: «Questo è il mio pacchetto, ma come posso fare per rendermi ancora più utile? Posso venire anch’io a darvi una mano?» È come se si formasse una sorta di “contagio” benefico, come se l’esempio e il dono si unissero per raggiungere un traguardo più ampio. Si assiste di nuovo all’aspetto più bello, cioè al fatto che fare del bene agli altri, coinvolge al punto che fa stare bene anche l’autore del dono.

Le storie dei singoli, segnalate per cronaca, riempiono ogni anno lo “spettacolo della carità”. Impossibile segnalarli tutti, ricordali tutti. Vale la pena di ricordare ancora, come cadano in questa giornata tutte le differenze culturali e religiose, sociali e politiche.

Se in tutti i mesi dell’anno puoi guardare, talvolta, quasi con sopportazione gli immigrati, gli extracomunitari che fanno parte ormai di ogni grande città o provincia italiana, nella Giornata della Colletta, ti accorgi che la carità alla fine sembra la strada migliore per un momento di autentica integrazione.

Come a Pisa, dove dieci nordafricani islamici e ospitati in un dormitorio pubblico hanno fatto per tutta la giornata i volontari, o come a Milano dove un gruppo di ragazzi - anche loro musulmani - hanno aiutato i volontari a inscatolare quanto raccolto.

O come Mario, egiziano con un piccolo negozio di pizzeria e kebab a Milano, che sabato ha dedicato due ore alla Colletta, anche se, preso tra mille difficoltà, non chiude quasi mai il suo negozio. E' da poco riuscito a portare in Italia sua moglie e i suoi tre figli, così prova a tirare avanti la famiglia e la sua impresa, cercando l'asilo per i due piccolini, di seguire la maggiore nei compiti e di insegnare alla moglie un po' di italiano. È un cristiano, con la pelle scura, insomma quanto basta per farsi guardare con diffidenza dai connazionali e dagli italiani. Eppure quelle due ore di lavoro (in cui avrà perso qualche cliente) gli "sono sembrate volare".

 «Sai - ha detto al volontario che lo aveva invitato a venire, mentre preparava le scatole con una velocità e una cura impressionanti - sono contento di essere qui, oggi è il compleanno di mia moglie, ma so che anche lei è contenta: è giusto dare una mano a chi fa fatica, e poi volevo conoscere i tuoi amici». Poche parole, e tanto lavoro per Mario, sabato come ogni giorno. Fuori piove e ci sono le pizze da consegnare in motorino. Ma con un sorriso in più, e la consapevolezza di non essere soli.

Scritto da: billacorgan alle ore dicembre 01, 2008 15:59 | link | commenti | categoria: eventi, mondo, diritti, fatti, miracoli, riflessione, attualità, realtà, eventi culturali, giudizi, pensieri improvvisi, banco alimentare, articoli importanti, il senso religioso, religione e religioso, il giuss, protagonisti o nessuno
Ed io che sono? (così meco ragiono)
La conoscenza di sè è una scienza tanto alta e necessaria che senza di essa non vi può essere profitto per le nostre anime. Essa fa' si che il peccatore convertito non possa mai stupirsi abbastanza nel vedere l'amore di Dio tanto grande e smisurato a suo riguardo. (Venerando Giovanni di Saint Simon)
Utente: billacorgan
Nome: billa corgan
studente, aspirante insegnante e chissà che altro...Amante dei buoni e santi libri e dell' arte in tutte le sue forme -poesia e letteratura in particolare- mi interessa anche il mondo della politica, della storia, dell' attualità... Ovvero tutto ciò che c' entra con me. Sarà dunque un blog vario ed eventuale,imprevedibile, proprio come la vita. Non aspettatevi nulla, dunque, ma attendetevi tutto... Buon Viaggio! ...Becoming Billa... *************************************** Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul blog, non ha che da darne avviso agli autori del blog , e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul blog e' a scopo di approfondimento, di studio e comunque non di lucro.

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It started off so well They said we made a perfect pair I clothed myself in your glory and your love How I loved you How I cried The years of care and loyalty Were nothing but a sham it seems The years belie we lived the lie "I love you 'til I die" Save me, Save me, Save me I can't face this life alone Save me Save me Save me I'm naked and I'm far from home The slate will soon be clean I'll erase the memories To start again with somebody new Was it all wasted All that love ? I hang my head and I advertise A soul for sale or rent I have no heart, I'm cold inside I have no real intent Save me, Save me, Save me I can't face this life alone Save me Save me Oh I'm naked and I'm far from home Each night I cry and still believe the lie I love you 'til I die (Save me, Save me, Save me) Yea, yeah Save me yeah Save me oh Save me Don't let me face my life alone Save me, Save me Oh I'm naked and I'm far from home
Ipse Dixit
L'amara scoperta che Dio non esiste ha ucciso la parola destino. Ma negare il destino è arroganza, affermare che noi siamo gli unici artefici della nostra esistenza è follia: se neghi il destino la vita diventa una serie di occasioni perdute, un rimpianto di ciò che non è stato e avrebbe potuto essere, un rimorso di ciò che non è fatto e avremmo potuto fare, e si spreca il presente rendendo un'altra occasione perduta. -Oriana Fallaci-
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