Ecco a voi la rassegna stampa fatta da alcuni miei amici dell'Università, e di seguito, il link a un bellissimo articolo di un professore di teologia dell'UniCatt. Entrambi i testi spiegano perchè la pace domandata dal Papa nel suo discorso dell'8 gennaio, non è un sogno utopico da accogliere con sentimentalismo o indifferenza, ma la soluzione più ragionevole e realista da adottare.
-articolo di don Stefano Alberto sul discorso del Papa
Billa
Rassegna stampa CLU
Dal 1 al 19 gennaio 2009
il papa e il conflitto a Gaza: idealismo o realismo?
«Discorso del santo Padre Benedetto XVI agli Eccellentissimi membri del corpo diplomatico accerditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno» (08.01.09).
«In Terra Santa […], in questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili. Questa situazione complica ancora la ricerca di una via d’uscita dal conflitto tra Israeliani e Palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero. Una volta di più, vorrei ripetere che l’opzione militare non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente. Auspico che, con l’impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore – ciò che è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione – e che siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all’odio, alle provocazioni e all’uso delle armi. È molto importante che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione. A questa non si potrà giungere senza adottare un approccio globale ai problemi di quei Paesi, nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte. Oltre agli sforzi rinnovati per la soluzione del conflitto israelo-palestinese, che ho appena menzionato, occorre dare un sostegno convinto al dialogo tra Israele e la Siria e, per il Libano, appoggiare il consolidarsi in atto delle istituzioni, che sarà tanto più efficace quanto più si compirà in uno spirito di unità. Agli Iracheni, che si preparano a riprendere pienamente in mano il proprio destino, rivolgo un incoraggiamento particolare a voltare pagina per guardare al futuro, per costruirlo senza discriminazioni di razza, di etnia o di religione. Per quanto riguarda l’Iran, non bisogna rinunciare a ricercare una soluzione negoziata alla controversia sul programma nucleare, attraverso un dispositivo che permetta di soddisfare le legittime esigenze del Paese e della comunità internazionale. Un simile risultato favorirebbe grandemente la distensione regionale e mondiale.».
Commento
La interminabile storia del conflitto israelo-palestinese ha conosciuto, nei giorni recenti, una delle sue fasi più cruente. Per rispondere al persistente lancio di missili da parte delle milizie fondamentaliste di Hamas, l’esercito israeliano ha invaso la striscia di Gaza. Ventidue giorni di conflitto serrato hanno portato ad ormai 1300 morti, su una popolazione al 50% sotto i 18 anni. Molte vittime sono civili innocenti e bambini.
Negli ultimi giorni sembra che una timida svolta sia avvenuta: una tregua di 7 giorni è stata decisa al vertice internazionale di Sharm el-Sheikh in vista di soluzioni future.
Ciò che è emerso con chiarezza agli occhi di tutti è che l’«opzione militare» non è una soluzione e che la violenza può solo moltiplicare l’odio distruttivo, preparare altra violenza, innalzare il livello dello scontro, allontanare ulteriormente «la ricerca di una via d’uscita».
Nessuna analisi potrà eliminare un fattore evidente e ostinato della situazione: la presenza di due popoli con le loro storie, costituiti di uomini che hanno, come ciascuno di noi, inestirpabile, l’esigenza di esistere, di svilupparsi, di vivere in pace. Che prospettive ci sono perché tale esigenza trovi risposta?
Ora, come dice il Papa, alla riconciliazione – difficile, ma indispensabile – non si potrà giungere senza un «approccio globale» e senza il «rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le popolazioni coinvolte». Difficile dargli torto. Non si dà pace senza giustizia e senza verità. L’invito di Benedetto XVI a far cessare le violenze e a riprendere le vie del negoziato, che è sembrato a molti un appello dovuto, si propone al contrario con una grande forza di realismo e concretezza, indica nel dettaglio i fattori e le condizioni per intraprendere la strada di una soluzione.
Vi è la volontà dei protagonisti politici impegnati sul campo e della comunità internazionale di muoversi in questa direzione, per il bene delle popolazioni?
La pace è un dono che implica la collaborazione degli uomini. Guardare la presenza e le opere che, anche in quella terra, già testimoniano una nuova possibilità di convivenza in atto costituisce il primo aiuto a sostenere la speranza.
Una speranza possibile!Billa
fonte: sussidiario.net
venerdì 23 gennaio 2009
La storia che voglio raccontare può sembrare al limite, ma rappresenta uno squarcio sulla nostra società che mette in luce questioni che toccano tutti. In occasione di una grave malattia di mia madre ho conosciuto una signora moldava che le ha fatto da badante fino al suo decesso.
La signora, sulla quarantina, è venuta in Italia con la figlia diciottenne diplomata al liceo, dopo la morte precoce del marito a seguito di un incidente stradale. Mentre faceva in modo egregio la badante e sottraendo tempo al sonno, ha seguito un corso per Osa (Operatore socio assistenziale). La figlia, dato il non riconoscimento del titolo di studio moldavo in Italia, si è iscritta ad un istituto tecnico per periti aeronautici, accettando serenamente di ricominciare a frequentare le lezioni con alunni molto più giovani di lei. Inoltre, per contribuire al mantenimento suo e di sua mamma, ha contemporaneamente lavorato in un McDonald. La mamma, una volta conseguito il titolo di Osa, ha trovato lavoro in una cooperativa che gestisce case per anziani, mentre ha continuato a fare la badante.
La figlia si è diplomata con 80 punti su 100 e, nell’attesa di un lavoro pertinente al titolo di studio, ha continuato a lavorare nel McDonald. Grazie alla garanzia di alcuni amici, le due donne hanno potuto accendere il mutuo per una casa che, in poco tempo, hanno sistemato con una grande cura trasformandola in un luogo accogliente, personale ed estremamente curato nei particolari. Mentre continuano a lavorare, le due donne non smettono di desiderare: la mamma vorrebbe iscriversi a un corso per infermieri, la figlia aspira ad un lavoro nel suo ramo. Ciò che colpisce è la positività del loro atteggiamento.
Pur dovendo affrontare ogni giorno problemi infinitamente più gravi di quelli incontrati da cittadini italiani, ciò che domina è la mancanza di pretese e il senso di profonda gratitudine verso il nostro Paese e coloro che hanno incontrato, il gusto per il lavoro e la mancanza di lamento per la fatica. La giovane colpisce se si paragona a persone della sua età perché questa vita piena di impegno non la intristisce. Anzi, si può dire che, in entrambe, fiorisce il gusto per la bellezza. La mamma, mentre assisteva gli anziani e la figlia, durante studio e lavoro, nel poco tempo libero che avevano, hanno imparato a ricamare e i loro lavori artigianali sono splendidi.
In un clima dove sembra dominare solo il vento plumbeo della crisi, la ricerca di brevi momenti di evasione per chi può, la lamentazione e l’accusa, la denuncia dell’impossibilità ad andare avanti, figure del genere fanno pensare. Sembra di vedere i nostri emigrati di decine d’anni fa, concentrati sul desiderio di migliorare la propria condizione e quella della loro famiglia. Questo esempio è per noi il suggerimento di una posizione umana che potrebbe rendere molto più facile affrontare questa crisi.
In fin dei conti, quello che non è mai mancato al nostro popolo è un desiderio motivato e sostenuto dalla fede cristiana o da ideali mossi da amore per la giustizia e la libertà, di accettare la sfida posta dalla realtà, di lottare per migliorare la condizione personale, della propria famiglia, della gente intorno a sé, di utilizzare la propria intelligenza, creatività, volontà per uscire dalle difficoltà senza farsi scoraggiare.
Anzi, questa è forse la risorsa più grande di un Paese senza materie prime, forza militare, coesione politica, una risorsa che è condizione della possibile riuscita di qualunque manovra economica o di accettazione di precetti morali per la pubblica amministrazione o l’economia privata. Guardando chi da poco arrivato fra noi ce lo testimonia non possiamo non ricordarcene.
Good morning, America! Ottima scelta! Ora sì che cambierà tutto: in peggio.
Billa
fonte : Van Thuan Observatory 2009-01-27
OBAMA PRESENTA IL CONTO
Newsletter n.189
Verona, 27 Gennaio 2009
di Benedetta Cortese
Obama presenta il conto. Gli americani sono ancora in Iraq e in Afghanistan, Guantanamo rimarrà aperta ancora un anno, le decisioni contro la crisi economica verranno, ma la decisione in tema di vita è stata presa immediatamente. Già nella notte del 21, il nuovo sito della Casa Bianca ribadiva l’impegno a sostegno di un allargamento dell’aborto, del riconoscimento giuridico delle unioni dello stesso sesso, della ricerca delle cellule staminali embrionali. Il presidente americano ha promesso di abolire la Mexico City policy, di sostenere l’abrogazione del Defense of Marriage Act, di firmare immediatamente il Freedom of Choice Act non appena il Congresso lo approverà.
La Mexico City policy, risalente a Ronald Reagan e richiamata in vigore da Bush, vietava il finanziamento federale alle organizzazioni impegnate per la diffusione dell’aborto, seppure sotto l’apparenza della “salute riproduttiva” o della pianificazione demografica. Obama lo ha abolito il giorno 23 gennaio scorso.
Il Freedom of Choice Act finanzia l’aborto, abroga il bando dell’aborto a nascita parziale, toglie validità ai regolamenti statali che proteggono le donne e i bambini non nati ed elimina la clausola di coscienza per il personale sanitario.
Quest’ultima è la massima preoccupazione di quanti hanno sfilato a Washington nei giorni scorsi nella marcia pro-life nel 36mo anniversario della sentenza Roe vs Wade, ma proprio nello stesso giorno, in una dichiarazione comparsa tra l’altro sul “Boston Globe”, Obama confermava il suo apprezzamento per quella sentenza.
Obama, ha dichiarato il pastore nero Luke Robinson, si è appellato al cambiamento, ma “Abbiamo bisogno di cambiare, signor Presidente, perché ogni giorno 4000 bambini muoio per aborto. Ogni giorno, signor presidente, persone della tua etnica e della mia muoiono in gran numero. L’aborto è il killer numero uno degli afroamericani in questo paese”.
Douglas Johnson del National Right to Life Committee ha detto: “Molte persone in Africa aspettavano che Obama desse loro buone notizie. Molti di loro saranno sorpresi nell’apprendere che la prima cosa che egli manda all’Africa sono dei surrogati dei fondi americani per promuovere l’aborto dei loro bambini non ancora nati”.
Nello scorso novembre il cardinale Stafford disse: “Se Obama, Biden e il nuovo Congresso, saranno determinati a realizzare la loro agenda anti-life che essi enunciano in campagna elettorale, prevedo che i prossimi anni creeranno le maggiori divisioni della nostra storia nazionale”.
Il pastore nero Luke Robinson afferma che l’aborto è causa di genocidio di afroamericani in America:
http://www.lifesitenews.com/ldn/2009/jan/09012311.html
Dichiarazione di Obama di apprezzamento per la sentenza Roe vs Wade riportata dal Boston Globe:
http://www.boston.com/news/politics/politicalintelligence/2009/01/obama_speaks_on_2.html
E' la certezza del giorno che verrà...che rende la notte Buona!
Billa...
...Nell'attesa mai stanca di un'alba che è già venuta...e di cui già viene il bisbiglio... ;-P
The night you slept
Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange muta,
dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t'implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.
La notte soffre e anela l'alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c'è chi come te attende l'alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l'alba.
Cesare Pavese 4 aprile '50
"La bellezza è l'unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia,le credenze si succedono l'una all'altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed è un possesso per tutta l'eternità" Oscar Wilde, Aforismi
Buona Serata!!!
Billa