Let it snow! La neve è davvero bellissima!Lasciate che nevichi!!! Baci
Vi lascio con questo sofficioso video!!!
Oggi, 25 novembre, Eluana compie 38 anni e li festeggia nella stessa clinica Beato talamoni dove è nata nel 1970 e dove ha trascorso gli ultimi 14 anni, dopo l'incidente stradle di cui è rimasta vittima il 18 gennaio 1992.
A festeggiarla ci saranno solo le suore misericordine che in questi anni hanno rappresentato la sua famiglia. Il padre, Beppino Englaro, sarà probabilmente in giro per l'Italia a cercare qualche struttura sanitaria che voglia accettare il trasferimento di Eluana per poi staccare il sondino.
Nel mio piccolo, cara Eluana, sono con te. Prego per te e perchè tuo papà capisca che il tuo Bene non è toglierti la vita, ma amare in te il Mistero buono che ti ha fatto e ha fatto anche lui. Forse qst Mistero vuol chiamare a sè tuo padre proprio attraverso di te e qst dolore. Ma tuo padre è un bel testardo nel non vederLo! Forse finirai a pregare per lui in paradiso! Ma noi ti vogliamo qui!!! Tu sei già stata e sei per tt noi un dono immenso, perchè la tua vita ci fa guardare in faccia la verità: e cioè che noi non siamo gli artefici del nostro destino. Non siamo noi che decidiamo se star bene o male, se vivere o meno... Tu ci testimoni che tutto nasconde in sè una segreta domanda, che ci chiama attr le cose... E ci chiede di rispondere: Tu chi dici che Io sia?
Cara Eluana, come Federico per l'Innominato, anch'io è come se sentissi per te un amore che mi divora. E come dice Federico così anche per me già solo qst' Amore è la prova di quanto ti ama e ci ama! E ha per te un progetto che nemmeno tuo padre può immaginarsi, nè può cambiare! Gesù ha già vinto!
Carissima amica, mi sembra quasi di conoscerti!
Non preoccuparti perciò, di nulla! Perchè tu sei amata infinitamente, e pensata e voluta dall'ETERNITA'!!! Buon Compleanno!!!
Billa
fonte
MPV
dal sito di Magdi Cristiano Allam (per aderire cliccare qui... Io l'ho appena fatto!)
Un abbraccio, Billa
Autore: Magdi Cristiano Allam
Cari Amici,
Lancio un appello urgente e forte a mobilitarci per difendere il diritto alla vita di Eluana Englaro, affinché trionfi il valore insopprimibile della sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale quale fondamento della nostra umanità e della nostra civiltà.
Mobilitiamoci testimoniando con la parola la nostra strenua condanna dei boia del relativismo etico che violano incontestabilmente il valore insopprimibile della sacralità della vita, che si sono arbitrariamente auto-attribuiti il diritto di sentenziare che Eluana non debba più continuare a vivere, che Eluana debba essere uccisa cessando di nutrirla.
Mobilitiamoci contro questa deriva etica, giuridica e politica che vorrebbe “cosificare” la vita umana, con il tragico risultato che oggi i nostri figli immaginano, come è avvenuto per dei quattordicenni siciliani che non si sono fatti scrupoli ad assassinare una loro coetanea dopo averla stuprata e messa incinta, che la vita umana possa essere impunemente usata, violata e buttata.
Mobilitiamoci affinché Eluana possa restare in vita presso le suore Misericordine che da 14 anni l’accudiscono amorevolmente nella casa di cura “Monsignor Luigi Talamoni” a Lecco, che hanno detto: “Per noi Eluana è una persona e viene trattata come tale. E’ una ragazza bellissima. Vorremmo dire al signor Englaro (il padre) che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. E’ parte della nostra famiglia”.
Mobilitiamoci sostenendo a viva voce che anche per noi Eluana è una persona che ha diritto alla vita e anche per noi Eluana è parte della nostra famiglia. Promuoviamo un’adozione a distanza di Eluana che sia tale innanzitutto nei nostri cuori e che possa, se necessario, trasformarsi in un impegno concreto al fianco delle suore Misericordine che attestano con la loro testimonianza d’amore e di vita l’autentico messaggio di Gesù, che trova piena corrispondenza nei valori assoluti e universali che sostanziano l’essenza della nostra umanità.
Vi esorto a far pervenire a questo sito la vostra adesione a questo appello, indicando il vostro nome e cognome, la vostra e-mail e la motivazione per la quale aderite all’appello.
Cari Amici, secondo la testimonianza, pubblicata oggi su Il Foglio, di Marco Barbieri che ha incontrato Eluana cinque anni fa, la ragazza ogni mattina apre gli occhi e alla sera li richiude. Non è attaccata a nessun tipo di macchinario che ne favorisca la respirazione, non assume alcun farmaco, l'unico elemento esterno che le consente di vivere è il sondino che scende in fondo al suo stomaco e la nutre. I medici lo definiscono uno stato vegetativo permanente, ma Barbieri ricorda che "la letteratura clinica è ricca di casi di uomini e donne che dopo periodi di coma come Eluana si sono risvegliati" anche se non è dato sapere come e quando. Di fatto il coma permanente è ben diverso dal coma irreversibile. Tanto che, come si legge a pagina 6 de Il Giornale, le suore che la accudiscono non sospenderanno mai l'alimentazione, come conferma la responsabile della clinica suor Albina Corti: "Per ora non ci hanno ancora comunicato nulla. NOn sospenderemo mai l'alimentazione. Nel caso, venga il padre a prenderla: fino ad allora la ragazza starà qui. Anche se vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. E' parte anche della nostra famiglia. Per noi è una persona e viene trattata come tale. E' una ragazza bellissima. Qualche volta se le parla suor Rosangela muove gli occhi".
Cari Amici, è per queste ragioni che vi chiedo ancora di sottoscrivere l'appello.
Cari Amici, andiamo avanti insieme da Protagonisti per l’Italia dei diritti e dei doveri, del bene comune e dell’interesse nazionale, promuovendo un Movimento della Verità, della Vita e della Libertà, per una riforma etica dell’informazione, della società, dell’economia, della cultura e della politica, con i miei migliori auguri di successo e di ogni bene.
Magdi Cristiano Allam
Un'appello al Signor Englaro: la lasci alla suorine, perchè tanta ostinazione nel volerla uccidere???
Billa
«È parte anche della nostra famiglia»
Suor Albina Corti, responsabile della clinica “Monsignor Luigi Talamoni”, racconta i 14 anni di assistenza prestata quotidianamente a Eluana Englaro: «Non è abbandonata»
di Paolo RAPPELLINO
La accudiscono «quasi come una figlia». Da 14 anni le Suore Misericordine vegliano Eluana Englaro nella Casa di cura “Monsignor Luigi Talamoni” di Lecco. «In tutto questo tempo non le abbiamo mai prestato nessuna particolare cura medica - spiega la responsabile della clinica suor Albina Corti -.
Per noi è una persona e viene trattata come tale. È alimentata con il sondino naso-gastrico durante la notte ed è in buone condizioni di salute. Fisiologicamente ha tutte le funzioni sane.
È una ragazza bellissima».
La casa di Eluana da allora è una stanza singola nel reparto di riabilitazione da 14 posti letto della clinica, vicino alla basilica di San Nicolò a Lecco. Un ospedale privato, convenzionato con il sistema sanitario. Alle pareti le foto della vita prima dell’incidente di quel maledetto 18 gennaio 1992.
A farle da angelo custode suor Rosangela: «Lei - racconta quasi con pudore la consorella - oramai intuisce subito se ha mal di pancia o mal d’orecchio». Tutte le mattine la paziente viene alzata dal letto, lavata, messa in poltrona. Quotidianamente la portano in palestra, dove c’è un fisioterapista che le pratica la riabilitazione passiva; in stanza c’è spesso la radio accesa con la musica.
«Qualche volta muove gli occhi, soprattutto se le parla suor Rosangela - confida suor Albina -, non si riesce a capire se comprende, ma io penso di sì, anche se clinicamente dicono di no. Però non è in grado di compiere nessun movimento. In tutti questi anni non ha mai dato nessun segno».
«È arrivata da noi nel 1994 - ricorda la religiosa misericordina -. Erano stati i genitori a cercarci, perché era nata qui e il padre diceva: “Desidero che chiuda gli occhi dove è venuta alla luce”. Quando ci fu chiesto di ricoverarla, nutrivamo delle riserve. Sapendo che la ragazza era in coma, pensavamo di non essere attrezzate sufficientemente per poterla accudire.
Ma quando la nostra suora infermiera e un nostro medico sono andati a visitarla nel precedente ricovero, hanno capito subito che non necessitava di null’altro rispetto all’alimentazione con il sondino».
Eluana, seppure in stato vegetativo, non è stata mai lasciata sola, è inserita in una rete di relazioni: le fanno visita i famigliari, vengono anche alcuni conoscenti. «C’è una rete di relazioni intorno a lei, non è abbandonata. Spesso ad accompagnarla in giardino sulla carrozzina sono i genitori. Regolarmente vengono due amiche della ragazza», racconta suor Albina.
Ora le religiose della clinica “Talamoni” rimangono in attesa: «Per ora non ci hanno ancora comunicato nulla. Ovviamente noi non lasciamo entrare nessuno. Non sospenderemo mai l’alimentazione. Nel caso, venga il padre a prenderla: fino ad allora la ragazza starà qui. Anche se vorremmo dire al signor Englaro che se davvero la considera morta di lasciarla qui da noi. Eluana è parte anche della nostra famiglia».
Dal sito della Diocesi di Milano
LA CULTURA DELLA MORTE NON HA ANCORA VINTO LA SUA TRAGICA GUERRA...
La Chiesa, pur nella molteplicità dei suoi carismi, è unita nell'affemare il diritto ALLA VITA di Eluana.
Da Cl ad AC, dalle parrocchie alle associazioni e ai movimenti... Ecco come il popolo della vita si sta muovendo!Coraggio Eluana, siamo con te!
fonte: ZENIT
di Antonio Gaspari
ROMA, domenica, 23 novembre 2008 (ZENIT.org).- Dopo la sentenza della Cassazione che autorizza la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione di Eluana Englaro, in tutta Italia si moltiplicano le veglie, i digiuni, gli interventi, le azioni legislative e le manifestazioni spontanee per impedire che la ragazza venga uccisa.
In una veglia di preghiera svoltasi giovedì 20 novembre a Firenze, l'Arcivescovo, monsignor Giuseppe Betori, ha detto che "non è ragionevole che la vita che palpita in questa giovane sia spezzata per mano dell'uomo".
Di fronte a oltre cinquecento fedeli riuniti in preghiera nella basilica della Santissima Annunziata, riferendosi ad Eluana monsignor Betori ha sottolineato che "il rispetto, l'attenzione e l'amore per la vita dell'uomo non può conoscere eccezioni", perché, "se così fosse, si aprirebbe la strada alla più iniqua forma di discriminazione, quella basata sulla condizione psicofisica e sulle capacità della persona".
"La vita di Eluana - ha sottolineato l'Arcivescovo di Firenze - è un bene, un bene prezioso che Dio le ha donato e di cui tutti noi siamo partecipi, perché della stessa vita noi viviamo".
Monsignor Betori ha rilevato che ci sono state epoche in cui venivano giustificati la schiavitù, l'infanticidio. l'emarginazione o la soppressione dei malati mentali, ma è evidente che si tratta di "barbarie o di una compressione dei diritti umani che non vorremmo rieditare".
Tra i movimenti ecclesiali, il presidente nazionale dell'Azione Cattolica, Franco Miano, ha chiesto sulle pagine di Avvenire di "pregare per Eluana, non come fuga ai problemi, ma come occasione per evitare chiacchiere vane e per tornare all'essenziale".
A Lecco il Movimento per la Vita Ambrosiano, con l'adesione del Forum delle Associazioni Familiari della Lombardia, l'Associazione Nuove Onde - Giovani Famiglia Persona e Vita e del Centro Cattolico San Benedetto, ha manifestato la propria solidarietà recitando un rosario di fronte alla clinica in cui Eluana viene accudita dalla suore misericordine.
Sempre a Lecco, è intervenuto il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, don Julián Carrón, il quale ha spiegato che la "la vita non può essere misurata secondo parametri esclusivamente biologici, sociologici o psicologici, perché non ci facciamo da soli, siamo voluti da un Altro, per questo siamo invitati a riconoscere il Mistero più grande".
A Forlì cinquanta associazioni appartenenti alla Consulta delle Aggregazioni laicali cattoliche e degli organismi socio-assistenziali della Diocesi ha respinto la proposta di alcuni esponenti dei Verdi e dei Repubblicani che nel consiglio comunale avevano proposto che "Eluana venga a morire a Forlì".
In un documento, le 50 associazioni hanno scritto che "la vita costruisce la civiltà e non la morte", spiegando come "il diritto alla vita è il primo essenziale bene dell'essere umano, un bene per sua natura indisponibile, per la persona stessa che ne è titolare e a maggior ragione per qualsiasi altra persona che si trovi in relazione".
Il documento si conclude sottolineando che "nella nostra terra di Romagna, in cui si accomuna da sempre una tradizione religiosa e laica di ospitalità ed accoglienza, siamo addolorati che qualche esponente politico arrivi ad offrire la morte come gesto di ospitalità e accoglienza, quando invece esistono tante capillari testimonianze di servizio alla vita e di umana solidarietà".
Franco Previte, presidente dell'associazione "Cristiani per servire" (http://digilander.libero.i
Previte si chiede cosa potrebbe accadere se la stessa metodologia utilizzata con Eluana verrà applicata "alle persone anziane, non autosufficienti, malati psico-fisici o terminali, tutti uniti in un unico abbraccio della sofferenza e che per i meno sensibili sono considerati un fardello di persone inutili".
Secondo il presidente di "Cristiani per servire", alcune argomentazioni in difesa della qualità della vita "potrebbero nascondere un disegno di selezione del genere umano, in quanto con la scusa di lenire un dolore si potrebbe arrivare ad annientare chi veramente soffre o che potrebbe soffrire una volta venuto al mondo".
Forte anche il tam-tam in rete: "Più voce" (http://www.piuvoce.net/new
Su Facebook Emmanuele Di Leo, presidente di Scienza e Vita di Latina, ha aperto due gruppi sulla vicenda Englaro, con il titolo "Eluana Englaro: una vita degna" e 1700 persone iscritte.
Un altro sito su Facebook dal titolo "Non nel mio nome, Eluana vive ancora" ha raccolto in poche ore 265 iscritti.
A Roma il Movimento per la Vita ha annunciato la "staffetta del digiuno", un appello di sensibilizzazione per denunciare la profonda ingiustizia della sentenza a morte per fame e per sete inflitta a Eluana e per avviare ogni possibile azione per impedirne l'esecuzione. La staffetta coinvolgerà ogni giorno un Municipio di Roma.
Sul fronte legislativo, trentaquattro associazioni italiane hanno presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per chiedere la sospensione della sentenza della Cassazione.
I legali Rosaria Elefante e Alfredo Granata, per conto di Vive onlus, Federazione nazionale associazioni trauma cranico e Rete, e in rappresentanza delle 34 associazioni, ha presentato un ricorso alla Corte di Strasburgo sui diritti umani per violazione della Carta dei diritti dell'uomo, della convenzione di Oviedo del 1997 sui diritti dell'uomo e la biomedicina e della convenzione ONU del 2006 sui disabili.
Rosaria Elefante ha sottolineato che il ricorso "è espressione di un interesse collettivo e viene promosso perché non si aprano le porte a forme di eugenetica. Si tratta di un'azione a tutela anche di tutte le famiglie che hanno un congiunto in stato vegetativo".
Innumerevoli anche gli interventi dei Vescovi in favore della vita di Eluana.
Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Angelo Bagnasco, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università Europea di Roma ha ribadito che "idratazione e alimentazione non possono essere considerate terapie mediche".
Monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha rinnovato la speranza di un ripensamento che permetta a Eluana Englaro di vivere.
Monsignor Mauro Parmeggiani, Vescovo di Tivoli, ha chiesto: "Come fare a non vedere in questa triste decisione una tendenza a considerare l'uomo come un oggetto più che un soggetto al quale dare il meglio che possiamo e dobbiamo dare?"
In un messaggio diffuso in tutte le parrocchie, il Vescovo di Chiavari, monsignor Alberto Tanasini, ha scritto: "Di fronte a Eluana siamo tutti chiamati a ravvivare o a ritrovare il valore della vita umana, specie quando questa vita è resa ancora più preziosa dalla sua fragilità ed è quindi affidata alla nostra custodia".
A Chiavari i fedeli, insieme alle preghiere e alle veglie, hanno raccolto bottigliette d'acqua di fronte alla Cattedrale sotto la statua di Giovanni Paolo II.
A Lecco il Vescovo monsignor Franco Cecchin ha guidato sabato 22 novembre la preghiera per Eluana al santuario della Vittoria.
Monsignor Diego Coletti, Vescovo di Como, ha spiegato con apprensione che "la vicenda di Eluana, suo malgrado, rischia di funzionare come un grimaldello che incrina la cultura dell'amore e del rispetto della vita. E che rende assopite le nostre coscienze proprio laddove la vigilanza dovrebbe essere massima".
E smettetela di parlare di accanimento terapeutico, il caso di Eluana è crudele eutanasia. Eluana sarà costretta ad una morte atroce e dovrà soffrire a lungo, di fame e di sete. Che vergogna (ma d'altra parte è un gesto d'amore no? Ripeto: ringrazio che i miei genitori non mi amano così)
billa
"Il caso di Eluana non c'entra nulla con il diritto a rifiutare cure mediche o forme di accanimento terapeutico, perché l'alimentazione e l'idratazione - mangiare e bere - non sono cure mediche. Anche sul testamento biologico è giusto che ciascuno esponga chiaramente le sue posizioni, ma senza inganni e senza giri di parole. Possiamo discutere sull'esatta natura, giuridica e morale, di un testamento biologico dove si chieda anticipatamente di sospendere talune cure mediche in caso di malattia terminale senza speranza di guarigione. Possiamo anche discutere su un documento dove nel caso di certe malattie si chieda anticipatamente l'interruzione della somministrazione di acqua e cibo. Quello che non dovremmo fare è definire pudicamente il documento, in questo secondo caso, "testamento biologico", perché si tratta a tutti gli effetti di un consenso anticipato all'eutanasia, che - precisamente come temono i vescovi - introdurrebbe nel nostro ordinamento giuridico l'eutanasia senza chiamarla con il suo nome. "
(Massimo Introvigne in una lettera al direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara)
Eluana: un fatto con cui il Mistero ci sfida
Un mio amico mi ha mandato (grazie Mattia) gli appunti di un incontro a Lecco tenuto sul caso Englaro, dal titolo Carità o Violenza. Propongo qui l'intervento di Julian Carron: spero sia per voi come per me un'occasione per riflettere e chiedersi senza paura: perchè vale la pena vivere?Perchè accettare la realtà e la sfida che certi fatti anche dolorosi ci lanciano può essere un bene per noi?
A me interessa uno che mi testimonia una speranza possibile, che una Risposta a queste domande c'è. Se interessa anche a voi, Buona Lettura!
Billa
INTERVENTO DI JULIAN CARRON (Lecco): Stare davanti a tutto ciò che accade: la questione è se ci lasciamo provocare da quello che accade o se appicichiamo la nostra risposta già prefabbricata.
Occorre coinvolgere direttamente sè stessi, non metterci di fronte ai fatti come se avessimo già la risposta giusta. Occorre sentirne la sfida. Mi colpisce che tu (relatore) mi chieda "aiutaci a guardare": è proprio questo. Diamo la precedenza al reale perché tutto ciò che accade è per noi e c'entra con la verifica della fede.
Noi non sappiamo: siamo davanti al Mistero. Se svuotiamo la persona dal Mistero, come ogni tanto ci guardiamo, ci trattiamo, le facciamo violenza. Io non posso decidere per quella persona perchè non so, non lo so, è un Mistero. Tante volte nel quotidiano ci dimentichiamo che il valore della vita è il rapporto con il Mistero, in qualunque situazione siamo, e il valore è che oggettivamente Uno la vuole, ci vuole.
Occorre imparare a guardare quello che abbiamo davanti e lasciarci colpire dalla realtà, che ci introduce al Mistero.
Guardando in tale modo una persona, per la totalità dei suoi fattori, evito di ridurla.
Perchè noi facciamo fatica ad avere questo sguardo? Perchè non usiamo la ragione in questo modo?
Usiamo la ragione con una misura dentro perchè ci spaventiamo così tanto che non riusciamo ad uscirne. Quando la vita è bella è più facile uscirne: se ricevi un mazzo di fiori chedi "ma chi me l'ha mandato?", quando la vita stringe la misura si stringe a ciò che è sopportabile, a ciò che capiamo. Eppure quante volte ci sono capitate cose che non capivamo e poi si sono mostrate strada per qualcosa di grande? Lasciamoci sfidare dalla modalità che ci viene data per entrare nel Mistero di più, non chiudiamoci. E' solo quando il Mistero ci mette davanti fatti che ci superano, che allora siamo introdotti al Mistero.
Se uno si lascia lealmente colpire, escono le domande. La cosa più bella o meno bella è sempre la modalità con cui il Mistero ci desta, non ci lascia tregua, non ci lascia sostare nella nostra misura, per farci entrare di più, perchè ci vuole sempre di più. C'è solo una modalità: il reale. E' così che ha fatto anche con i discepoli: non si è accontentato di dar loro da mangiare e da bere, ma ha continuato a sfidarli, perchè aveva a cuore il loro destino più di loro; "Se non mangerete della carne e non berrete del sangue del Figlio dell'uomo, non avrete la vita eterna." Lui continua a sfidarci: prende sul serio il nostro bisogno (ha dato il pane per mangiare ai discepoli) ma vuole introdurci al Mistero per cui siamo fatti, quindi non molla. E' un amico: non ha il problema di restare solo e costringe i discepoli a tirar fuori dalle loro viscere il perchè, la ragione per cui seguono quest'uomo. Se non mi scandalizzo di un rapporto dell'altro mondo in questo mondo, sperimento la pienezza. Non accettare il reale così come viene dato, senza darci tregua, senza lasciarci mai tranquilli, ci renderà sempre più fragili, sempre più senza ragioni dell'essere con Lui.
Tutto ciò che viene è decisivo per la nostra fede. Chi accetta la sfida impara sempre di più. La realtà è questa: non è in contraddizione con il fatto che Uno ci voglia bene.
Qual è l'ultima volta che con coscienza, commossi, abbiamo detto "Io sono" nella consapevolezza di dire "Io sono fatto", Uno mi vuole adesso?
La realtà ci sfida nel presente. Se in ogni fibra non hai tutto quello che hai visto, allora quando viene una cosa dura che ti sfida, nasce in fretta il sospetto. Questa strada è il disegno misterioso perchè arriviamo preparati a stare davanti a Qualcosa che supera la nostra misura.
I discepoli non sono rimasti perchè capivano, ma per ciò che avevano visto. Solo per questo l'obbedienza è ragionevole.
Se la nostra fede non fa questo percorso avrà una data di scadenza. Questo non ci è risparmiato; grazie a Dio non ci è risparmiato di essere introdotti al Mistero perchè diventi sempre più familiare. Occorre accettare il percorso che piano piano introduce una corrispondenza, una pienezza, una familiarità che alla fine uno abbandona la sua misura.
La scuola di comunità è la migliore risposta a tutto quello che succede, nella compagnia di Giussani, che ci introduce al Mistero della vita.
Cosa dice la sdc (scuola di comunità è la catechesi di Comunione e Liberazione) sull'obbedienza? Cos'è seguire? Seguire è avere lo stesso sentimento di Cristo di fronte al Padre, che riconosce, accetta e aderisce al disegno del Padre. Neanche a Cristo uomo è stato risparmiato di stare davanti alla volontà del Padre più grande della sua misura, Lui non voleva morire. Ma come Cristo uomo ha potuto vivere questa fedeltà? Non perchè era Dio, non perchè avesse una forza, una energia divina; se pensiamo così pensiamo a Gesù come al più moralista: uno che con le sue capacità, le sue forze ha vinto il male. Invece Cristo ha sofferto, ha patito il male, ha vissuto il dolore. Ma qual è il male peggiore del male? Non il dolore, ma la rottura del legame. Quando un amico ti fa male il peggio non è il dolore, ma che si spezza qualcosa, si introduce il sospetto. E quando questo succede non solo con un amico ma con Dio, succede che forse riconosciamo che Lui all'origine ci ha dato la vita, che ce la sta dando ora, ma stiamo davanti ai segni con un radicale sospetto, non come se fossero doni, come se si avesse un radicale sospetto sulla bontà del Mistero. Così non c'è alcuna possibilità di speranza. Chi non ha un legame con il Mistero, poveretto, non ha speranza nella bontà delle cose, tutto ciò che lo supera è contro di lui. L'ha attraversato anche Gesù, ma Lui non ha ceduto a questa tentazione, in Lui non ha vinto il sospetto. Ha sofferto il male ma questo non ha prodotto il male più male: la rottura del legame.
Questo perchè? Non perchè avesse una forza una energia particolare, ma per il legame, per l'amore del Figlio verso il Padre. E' la certezza del legame che vince il Male. Gesù era un figlio. Il dolore non ha potuto strapparlo dal Padre.
La Resurrezione è la vittoria di questo legame. E Dio lo ha glorificato: ferete gli stessi miracoli che io ho fatto e ne farete di più grandi. Soltanto obbedire fino alla morte ti permette questa conoscenza, questa familiarità, questo legame. Il vivere con Te vale più della vita. Senza di Te la vita è niente. L'obbedienza è per la corrispondenza che ci lega sempre di più a Lui. Il vero problema si chiama certezza: è il legame di Gesù con il Padre.
Il mondo sta crollando perchè non bastano delle buone leggi sulla famiglia, perchè i valori da soli non tengono, senza Cristo. La fede ha una scadenza, se non è il rapporto con Cristo vivo.
L'amicizia è questo: non darsi mai tregua, non essere mai tranquilli, essere amici come Gesù con i discepoli.
Questa è la sfida per noi, il nostro cammino di fede. Solo così testimonieremo con la nostra vita quel carisma che Dio ci ha donato.
Ora vi leggo una cosa che non posso non condivedere con voi, è di Don Giussani, in diretta per noi: "L'Essere è Mistero esistente. La situazione tragica dell'uomo è che non Lo riconosce. Ma cosa consente questo? L'Essere è Carità. Il Mistero che ci fa esistere, che si propone da ogni parte, è Carità. Dio sopporta sè stesso perchè è Carità. Essendo Amore si accetta e si propone. Possiamo accettare noi stessi, gli altri, la realtà, solo se apparteniamo a questo vortice di Carità; solo così uno incomincia ad abbracciare tutto. Non potrà essere sconfitta questa Carità, neppure se sono solo."
Il mondo è costruito dal nostro sì, dalla nostra adesione alla Carità, il Mistero con noi.
vi rimando inoltre ad un articolo interessante su Eluana:
clicca qui (fonte StranoCristiano.it): sulla disinformazione e sul laicismo del Corriere della Sera, sui no di Friuli, Veneto, Lombardia a ospitare nelle loro strutture la prima morte per eutanasia in Italia; sullo stato vegetativo (con link che rimandano a un glossario scientifico in merito, per chi ancora non avesse capito di cosa si tratta) e su come avverrà la tragica morte di Eluana: morte che prevede una lunga e dolorosa ogonia (e menomale che il padre le vuole bene, e lo ha fatto per amore della figlia...)
“La poesia è uno scoprire e stabilire convenienze e richiami e concordanze tra il Cielo e la terra e in noi e tra noi...La poesia intesa in modo totale, ossia cattolico, è la bellezza che rende palese, come arcano riverbero, la Bontà infinita che ha sì gran braccia...”
buona notte!
Billa
Giovanni Paolo II
Lettera enciclica Laborem exercens, 27 (© copyright Libreria Editrice Vaticana)
(...)Il sudore e la fatica, che il lavoro necessariamente comporta nella condizione presente dell'umanità, offrono al cristiano e ad ogni uomo, che è chiamato a seguire Cristo, la possibilità di partecipare nell'amore all'opera che il Cristo è venuto a compiere. Quest'opera di salvezza è avvenuta per mezzo della sofferenza e della morte di croce. Sopportando la fatica del lavoro in unione con Cristo crocifisso per noi, l'uomo collabora in qualche modo col Figlio di Dio alla redenzione dell'umanità. Egli si dimostra vero discepolo di Gesù, portando a sua volta la croce ogni giorno nell'attività che è chiamato a compiere.
Cristo, «sopportando la morte per noi tutti peccatori, ci insegna col suo esempio che è necessario anche portare la croce; quella che dalla carne e dal mondo viene messa sulle spalle di quanti cercano la pace e la giustizia»; però, al tempo stesso, «con la sua risurrezione costituito Signore, egli, il Cristo, a cui è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra, opera ormai nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito, ... purificando e fortificando quei generosi propositi, con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra» (Vaticano II, GS 38).
Nel lavoro umano il cristiano ritrova una piccola parte della croce di Cristo e l'accetta nello stesso spirito di redenzione, nel quale il Cristo ha accettato per noi la sua croce. Nel lavoro, grazie alla luce che dalla risurrezione di Cristo penetra dentro di noi, troviamo sempre un barlume della vita nuova, del nuovo bene, quasi come un annuncio dei «nuovi cieli e di una terra nuova» (Ap 21,1), i quali proprio mediante la fatica del lavoro vengono partecipati dall'uomo e dal mondo.