LA MIA PREGHIERA PER CATERINA
Caro Direttore,
la mia Caterina ha occhi bellissimi. La sua giovinezza ora è distesa su un letto di luce e di dolore. E’ come una Bella addormentata. Ma crocifissa. Mi trovo involontariamente “inviato” nelle regioni del dolore estremo e in questo panorama dolente – se un angelo tiene a guinzaglio l’angoscia – ci sono diverse cose che mi pare di cominciare a capire.
La prima notizia è che il mio cuore batte. Il nostro cuore continua a battere. So bene che normalmente la cosa non fa notizia. Neanche la si considera. Finché non capita che a tua figlia, nei suoi 24 anni raggianti di vita, alla vigilia della laurea in architettura per cui ha studiato cinque anni, d’improvviso una sera il cuore si ferma e senza alcuna ragione. Si ferma di colpo (o, come dicono, va in fibrillazione).
Lì, quando ti si spalanca davanti quell’abisso improvviso che ti fa urlare uno sconfinato “nooooo!!!”, cominci a capire: è la cosa meno scontata del mondo che in questo preciso istante il cuore dei tuoi bimbi, il mio cuore o il tuo, amico lettore, batta.
Quante volte ho sentito don Giussani stupirci con questa evidenza: che nessuno fa battere volontariamente il proprio cuore. E’ come un dono che si riceve di continuo, senza accorgersi. Istante per istante dipendiamo da Qualcun Altro che ci dà vita…
C’illudiamo di possedere mille cose e di essere chissacchì, ma così clamorosamente non possediamo noi stessi. Un Altro ci fa. In ogni attimo. Vengono le vertigini a pensarci. Allora si può solo mendicare, come poveri che non hanno nulla, neanche se stessi, un altro battito e un altro respiro ancora dal Signore della vita (“Gesù nostro respiro”, diceva una grande santo).
Certo, si ricorre a tutti i mezzi umani e a tutte le cure mediche. Che oggi sono eccezionali e personalmente devo ringraziare degli ottimi medici, competenti e umani. Ma anch’essi sanno di avere poteri limitati, non possono arrivare all’impossibile, non potrebbero nulla se non fosse concesso dall’alto e poi se non fossero “illuminati” e guidati.
Rex tremendae majestatis… E’ Lui il padrone e la fonte della vita e di ogni cosa che è. E i nostri bambini e le nostre figlie sono suoi. E’ teneramente loro Padre. Allora – con tutte le nostre pretese annichilite e l’anima straziata – ci si scopre poveri di tutto a mendicare la vita da “Colui che esaudisce le preghiere…”.
Mendico di poter riavere un sorriso da mia figlia, uno sguardo, una parola… D’improvviso ciò che sembrava la cosa più ovvia e scontata del mondo, ti appare come la più preziosa e quasi un sogno impossibile… Son pronto a dare tutto, tutto quello che ho, tutto quello che so e che sono, darei la vita stessa per quel tesoro.
Ci affanniamo sempre per mille cause, obiettivi, ambizioni che ci sembrano così importanti da farci trascurare i figli. Ma oggi come appare tutto senza alcun valore al confronto dello sguardo di una figlia, alla sua giovinezza in piena fioritura…
Un gran dono ha fatto Dio agli uomini rendendoli padri e madri: così tutti possono sperimentare che significhi amare un’altra creatura più di se stessi. E così abbiamo una pallida idea del suo amore e della sua compassione per noi…
Caterina è una Sua prediletta, come tutti coloro che soffrono. Mi tornano in mente le parole di quella canzone spagnola cantata splendidamente dalla mia principessa e dedicata alla Madonna, “Ojos de cielo”, che dice: “Occhi di Cielo, occhi di Cielo/ non abbandonarmi in pieno volo”.
Riascolto il suo canto, con il nodo alla gola, come la sua preghiera: “Se guardo il fondo dei tuoi occhi teneri/ mi si cancella il mondo con tutto il suo inferno./ Mi si cancella il mondo e scopro il cielo/ quando mi tuffo nei tuoi occhi teneri./ Occhi di cielo, occhi di cielo,/ non abbandonarmi in pieno volo./ Occhi di cielo, occhi di cielo,/ tutta la mia vita per questo sogno…/ Se io mi dimenticassi di ciò che è vero/ se io mi allontanassi da ciò che è sincero/ i tuoi occhi di cielo me lo ricorderebbero,/ se io mi allontanassi dal vero./ Occhi di cielo..”.
E infine quell’ultima strofa che oggi suona come un presagio: “Se il sole che mi illumina un giorno si spegnesse/ e una notte buia vincesse sulla mia vita,/ i tuoi occhi di cielo mi illuminerebbero,/ i tuoi occhi sinceri, che sono per me cammino e guida./ Occhi di cielo…”.
E’ con questa speranza certa che subito ho affidato il mio tesoro e la sua guarigione nelle mani della sua tenera Madre del Cielo. Per le parole, chiare e intramontabili di Gesù che ci incitano “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”, che promettono “qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la darà” e che esortano a implorare senza stancarsi mai come la vedova importuna del Vangelo (che – se non altro per la sua insistenza – verrà esaudita).
Sappiamo che la Regina del Cielo è con noi: pronta ad aprirci le porte dei forzieri delle grazie. E’ lei infatti il rifugio degli afflitti e la nostra meravigliosa Avvocata che può ottenere tutto dal Figlio. Già il primo miracolo, a Cana, gli fu dolcemente “rubato” da lei che ebbe pietà di quella povera gente…
In questi giorni ho ricordato le pagine del Monfort e quelle di s. Alfonso Maria de’ Liguori, “Le glorie di Maria”. E’ stupefacente come duemila anni di santi e di sante ci invitano a essere certi del soccorso della Madonna perché “non si è mai sentito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia cercato il tuo soccorso e sia stato abbandonato” (S. Bernardo).
“Ogni bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini hanno ricevuto e riceveranno da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà loro per intercessione e per mezzo di Maria” (s. Alfonso), perché così Dio ha voluto.
Infatti “nelle afflizioni tu consoli” chi in te confida, “nei pericoli tu soccorri” chi ti chiama: tu “speranza dei disperati e soccorso degli abbandonati”. Misero me se non la riconoscessi come Madre, convertendomi (questo significa: “sia fatta la tua volontà”) e lasciandomi guarire nell’anima. Per ottenere anche la guarigione del corpo.
Ma quanto è commovente accorgersi di avere una simile Madre quando si sente concretamente il suo mantello protettivo fatto dai tanti fratelli e sorelle nella fede, pronti ad aiutarti, dai giovani amici di Caterina, bei volti luminosi che condividono l’esperienza cristiana suscitata da don Giussani, dai tantissimi amici di parrocchie, comunità, dagli innumerevoli conventi di clausura e santuari – compresi radio e internet – dove in questi giorni si implora la Madonna per Caterina. Come non commuoversi?
Ho ricevuto decine di mail anche da persone lontane dalla fede che, per la commozione della vicenda di mia figlia, sono tornate a pregare, si sono riaccostate ai sacramenti dopo anni. E hanno compreso di avere una Madre buona che si può implorare e che non delude.
Ma è anzitutto della mia conversione che voglio parlare. Ci è chiesto un distacco totale da tutto ciò che non vale e non dura. Perché solo Dio non passa. Cioè resta l’amore.
Così quando ho saputo dei 4 mila bambini malati di un lebbrosario in India che, con i missionari (uomini di Dio stupendi e immensi), hanno pregato per la guarigione di Caterina, dopo l’emozione ho capito che quei bimbi da oggi fanno parte di me, della mia vita e della mia famiglia.
E così pure i poveri moribondi curati da padre Aldo Trento in Paraguay che hanno offerto le loro sofferenze per Caterina. Voglio aiutarli come posso.
Portando tutto il dolore del mondo sotto il mantello della Madre di Dio, affido a lei la guarigione di Caterina, perché torni a cantare “Ojos de cielo” per tutti i poveri della nostra Regina.
“Mia Signora, tu sola sei la consolazione che Dio mi ha donato, la guida del mio pellegrinaggio, la forza della mia debolezza, la ricchezza della mia miseria, la guarigione delle mie ferite, il sollievo dei miei dolori, la liberazione dalle mie catene, la speranza della mia salvezza: esaudisci le mie suppliche, abbi pietà dei miei sospiri, tu che se la mia regina, il rifugio, l’aiuto, la vita, la speranza e la mia forza” (S. Germano).
Antonio Socci
A Sheila
Smashing Pumpkins
Il crepuscolo svanisce
Attraverso Avalon con le veschice
La crudele torcia del cielo
Su un autobahn arcuata
Entra nell’incertezza divina
Urliamo dentro all’ultimo divino
Tu mi rendi reale
Tu mi rendi reale
Forte come mi sento
Tu mi rendi reale
Sheila cavalca su un grande usignolo
Occhi spalancati lasciano passare scie di vapore
Con un rossore brillante vivo
Perché è tempo di arrivare
Tu mi rendi reale
Tu mi rendi reale
Forte come sento
Tu mi rendi reale
Ultimamente sembra che io non riesca a credere
Abbandono i miei amici per cambiare lo scenario
Per era tutto essere aggrappato ad una fede ammaccata
Ma ora è solo una questione di grazia
Il temporale estivo mi benedice tutto
Rincuorato dalla strada canto poesie silenziose
Potrei portarti la luce
E portarti a casa nella notte
Tu mi rendi reale
Ultimamente sembra che io non riesca a credere
Tu mi rendi reale
Abbandono i miei amici per cambiare lo scenario
Forte come mi sento
Per era tutto essere aggrappato ad una fede ammaccata
Tu mi rendi reale
Ma ora è solo una questione di grazia
Un pellegrinaggio, 1300 volti, una sola Meta, milioni di intenzioni, preghiere, offerte di sè ... e miliardi di canzoni rimaste nel cuore. Guendalina è la prima classificata...
Guendalina amore mio
senza di te qua qua mio dio
la vita mia che senso ha qua qua qua qua qua qua.
Girando tra le steppe
intorno al polo qua qua
agli argini del Nilo e del mar Nero uacciuuariuà
il papero Augusto un dì incontrò
la papera che il cuore suo stregò
Guendalina amore mio .............
Vestita di un tailler di raso nero uacciuuariuà
con gli occhi grandi e azzurri come il cielo uacciuuariuà
i riccioli alla Merilyn Monroe
uno sguardo e Augusto s'incendiò
Guendalina amore mio.............
Passarono due anni entusiasmanti uacciuuariuà
Parigi, Vienna e il golfo degli amanti uacciuuariuà
giravano il mondo senza meta
viaggiavano e facevano la dieta
Guendalina amore mio.............
Ma una mattina triste di settembre qua qua
Augusto si svegliò un po' stranamente uacciuuariuà
sul tavolo un biglietto lui trovò
in Australia con un tacchino lei scappò!
Guendalina amore mio.............
Ma il giorno dopo Augusto volò via uacciuuariuà
Andò in Australia con la ferrovia uacciuuariuà
A Melbourne Guendalina ritrovò
Uno sguardo e l’amor ricominciò
Guendalina amore mio.............
"Riamato l'Amor, l'Amor vuol tutto"
Questi versi di Rebora sono lapidari... Preso una volta dal sublime vortice del Suo Amore, e dunque nel momento in cui tu riami l'Amore, egli ti chiede in cambio non una parte di te, ma tutto te stesso, ovvero che tu gli doni la vita. Fino a qui può sembrare anche semplice. Eppure dire: ti amo per sempre. Ti riamerò per l'eternità. Ormai si ha quasi paura di pronunciare queste parole: per sempre. Come se fosse una qualcosa di negativo ammettere di volere che un rapporto permanga all'infinito. Si ha paura perchè non lo si crede più possibile...O pechè esso implicherebbe un sacrificio di sè per l'altro che non si è più disposti nemmeno pensare di fare.
Rebora giunge a dire: "grazia mi è data di far da concime". Io non lo capisco in pieno, ma so' che vorrei arrivare anche io ad amare tanto da dire che è una grazia essere concime per la terra di un Altro.
So' che invidio questo coraggio e questa sua umanità straordinaria, santa.
Ecco io voglio essere come lui. Amare e sentirsi amato come lui. Godersi tutto fino alla fine come ha fatto lui....Essere lieti nel voler diventare un nulla per tanto che si ama l'Altro....
Si io non posso chiedere di meno dopo aver conosciuto esempi così. Come potrei accontentarmi?

Principio d'estate
Dolore dove sei? Qui non ti vedo;
ogni apparenza t'è contraria.Il sole
indora la città,brilla nel mare.
D'ogni sorta di veicoli alla riva
portano in giro qualcosa o qualcuno.
Tutto si muove lietamente,come
tutto fosse di esistere felice.
U.Saba
Bisogna ammettere che di fronte al sole splendente già di prima mattina, alle montagne fiorite e ai colori del mare, alle piscine sovraffollate delle bollenti città, alle improvvise tempeste, ai vestitini estivi, alle tanto agognate vacanze conclusi gli ultimi esami, al gelato con gli amici, alle fresche e gaie serate e alle notti cariche di stelle...
Di fronte a tutto questo e a tanto altro ancora che l'estate ci offre...E' più semplice avere il cuore pieno e grato...
O forse mi sbaglio?
Che meraviglia!
Billa
LA PIETA'
(Da: "Il sentimento del tempo")
Sono un uomo ferito.
E me ne vorrei andare
E finalmente giungere,
Pietà, dove si ascolta
L'uomo che è solo con sé.
Non ho che superbia e bontà.
E mi sento esiliato in mezzo agli uomini.
Ma per essi sto in pena.
Non sarei degno di tornare in me?
Ho popolato di nomi il silenzio.
Ho fatto a pezzi cuore e mente
Per cadere in servitù di parole?
Regno sopra fantasmi.
O figlie secche,
Anima portata qua e là...
No, odio il vento e la sua voce
Di bestia immemorabile.
Dio, coloro che t'implorano
Non ti conoscono più che di nome?
M'hai discacciato dalla vita.
Mi discaccerai dalla morte?
Forse l'uomo è anche indegno di sperare.
Anche la fonte del rimorso è secca?
Il peccato che importa,
Se alla purezza non conduce più.
La carne si ricorda appena
che una volta fu forte.
E' folle e usata, l'anima.
Dio, guarda la nostra debolezza.
Vorremmo una certezza.
Di noi nemmeno più ridi?
E compiangici dunque, crudeltà.
Non ne posso più di stare murato
Nel desiderio senza amore.
Una traccia mostraci di giustizia.
la tua legge qual è?
Fulmina le mie povere emozioni,
Liberami dall'inquietudine.
Sono stanco di urlare senza voce.
Bellissima questa canzone cantata poi proprio da un padre e un figlio... Buon Pome!
"Every time I look at you. I see myself. I’m so proud of you.
For you help make me what I am.
A better man.
I’m just so proud of you."
Che bello sentirsi amati così!
lunedì 20 aprile 2009
Quattro anni fa come oggi, il cardinale Josef Ratzinger veniva eletto papa e assumeva il nome di Benedetto XVI. Quattro anni sono veramente troppo pochi per permettere un giudizio, sia pur sommario sull’alba di un pontificato. Il pensiero corre subito ai ventisette anni di regno di Giovanni Paolo II. Eppure non dobbiamo dimenticare che Josef Ratzinger ha già ottantadue anni, che egli è consapevole di questo, e che ha voluto imprimere perciò al suo pontificato un percorso ben preciso, sapendo di dover fare solo cose essenziali e molto incisive.
Egli non crede probabilmente che sia efficace spostare gli uomini da un incarico a un altro. Lo ha fatto, all’inizio del suo pontificato, ma poi si è come fermato. Preferisce il cambiamento interiore delle persone, come ha chiaramente richiesto nella sua sorprendente lettera all’episcopato cattolico. È convinto che Dio può tutto, anche cambiare il cuore degli ecclesiastici e aprirli a una considerazione più vera del bene della Chiesa e della loro stessa vita.
Quali sono le linee di questa concentrazione? Innanzitutto la sua attenzione principale si rivolge all’evento della liturgia. Uno degli ultimi libri pubblicati prima della sua ascesa al pontificato, Introduzione allo spirito della liturgia, se rivisitato oggi, può essere un’utile chiave di lettura di tutto il pontificato nel suo svolgimento compiuto fino ad ora. Non voglio qui riferirmi al motu proprio che riguarda la riabilitazione della messa di san Pio V, ma a qualcosa di ben più profondo, la concezione stessa che Ratzinger ha dell’evento liturgico come momento in cui si manifesta l’assoluta priorità dell’iniziativa di Dio nella vita dell’uomo, la sua grazia, la sua misericordia, e nello stesso tempo la sua capacità di intervenire nella storia, di dare forma all’esistenza, di ricompaginare, visibilmente e invisibilmente, i cammini del cosmo verso la loro ricapitolazione. Chi vuole capire qualcosa di questo pontificato deve leggere e rileggere con attenzione le omelie di Benedetto XVI, soprattutto quelle pronunciate in occasione dei tempi liturgici forti, l’Avvento e il Natale, la Quaresima e la Pasqua, la Pentecoste. Lo ha notato più volte Sandro Magister nei suoi interventi. In quei testi, Josef Ratzinger appare chiaramente come un nuovo Leone Magno, un nuovo Ambrogio, un nuovo Agostino, colui che sa trarre dall’itinerario liturgico una pedagogia esistenziale, rivelatrice di tutto il cammino dell’uomo verso Dio, e di Dio verso l’uomo.
Non manca, naturalmente, in queste sue omelie la profondità della storia della Chiesa, delle preghiere liturgiche antiche, soprattutto latine, a cui Ratzinger attinge a piene mani per mostrare la continuità di una tradizione e la sua efficacia. Ma anche i gesti liturgici, i tempi, gli spazi. Tutto è per lui rivelatore di una pedagogia del mondo rinnovato.
È come se Benedetto XVI avesse rinunciato a far dipendere il discernimento su cosa fare o non fare da una efficacia immediata. Sa che la crisi della Chiesa e nella Chiesa è profonda. Vuole seminare dunque in profondità.
Alla luce di queste considerazioni, si comprendono altre due iniziative che io collocherei allo stesso livello dell’attenzione per la liturgia. Sto parlando dell’anno paolino e dell’annunciato anno dedicato al sacerdozio. Attraverso l’anno paolino ancora in corso, Benedetto XVI ha voluto riandare alle radici della Chiesa e nello stesso tempo favorire un’esposizione assolutamente concentrata su Cristo della fede e della dottrina cristiana. Per Paolo esiste solo Cristo, e Cristo crocifisso e risorto. Egli non si è mai soffermato nelle sue lettere sull’infanzia di Gesù (ha tutto concentrato in tre parole: nato da donna), non ha parlato della vita a Nazareth, e neppure dei tre anni della comunità apostolica. Per Paolo, il Gesù che lo interessa è quello della passione, morte, e resurrezione, quello che è asceso al cielo e siede alla destra del Padre, il Figlio di Dio fatto carne. L’anno paolino ha permesso ai pastori sensibili e attenti di riproporre in modo vitale il cuore dell’esperienza cristiana. Allo stesso modo, e con la stessa radicalità, Benedetto XVI sa che il punto più grave della crisi della Chiesa ancor oggi è la vita sacerdotale. Scarseggiano i maestri, gli educatori, sono incerti gli insegnamenti impartiti in molte scuole di teologia, permane una crisi affettiva di molti sacerdoti, accentuata dalla solitudine e dal ripiegamento. Ma soprattutto in molti paesi, si assiste a una riduzione progressiva del popolo di Dio, la cui educazione e crescita è la finalità primaria della vita del sacerdote. Non è dunque un caso che papa Ratzinger abbia voluto questo anno sacerdotale, collegandolo al 150° anniversario della morte del santo Curato D’ars.
Un’ultima annotazione: il cuore del papa guarda ad est, alla Russia, alla Cina. Nel suo libro su Benedetto XVI, scritto all’indomani della nomina del papa, e che rimane comunque l’unico libro interessante su questo pontificato (Benedetto XVI. La scelta di Dio, Rubbettino editore), George Weigel, prevedendo proprio quest’attenzione di Josef Ratzinger ha scritto: “L’Asia è il continente che ha visto il più grande fallimento della missione cristiana in due millenni”. E aggiunge: “La Cina potrebbe essere il più grande campo di missione cristiana del ventunesimo secolo”. Ma anche l’India, in cui assistiamo oggi a una persecuzione così atroce dell’esigua minoranza cattolica, è un punto di riferimento importante. La sua profonda cultura induista e buddista interroga la sapienza cristiana e la fede nell’unica salvezza che viene da Cristo.